![]() |
![]() in caricatura Gabriele D'Annunzio rivive nelle caricature a lui contemporanee, a firma dei grandi disegnatori dell'epoca. |
|
On show all the cartoons on him which were published during his lifetime. |
|
|
(In collaborazione con la Fondazione Il Vittoriale degli italiani, Gardone)
Notorietà e caricatura vanno di pari passo e pertanto sarà difficile trovare nella nostra storia letteraria uno scrittore che abbia provocato i caricaturisti come d'Annunzio. Il suo ingombrante protagonismo ha occupato la scena letteraria per più di mezzo secolo ed egli stesso, per non recedere mai dal primo piano, ha puntato sullo scandalo e sui colpi di scena, noncurante che si parlasse male di lui, ma anzi fomentando in ogni modo il pettegolezzo. I debiti e gli amori, che non ha mai celato, lo hanno così reso famoso quasi quanto la sua opera d'artista. E neppure quando smise i discutibili panni del divo per vestire, con la Grande guerra, quelli nobilitanti del salvatore della patria, si sopì la satira che da anni e anni lo prendeva di mira.
Ciò che tuttavia si ignora è lo humour di d'Annunzio. Avendolo volutamente escluso dalla pagina elegante, ricercata e sempre sostenuta, si crede che il Vate non amasse ridere ed essendo il mito di sé la più alta delle sue creazioni, è difficile persuadersi che fosse dotato di una fortissima autoironia. Ma basta uscire dai versi e dalle prose che offre alla moltitudine (la comicità non determina mai un successo di massa) per sorprendere un d'Annunzio la cui autentica dimensione è quella umoristica. "Io sono la puttana d'Italia che si odia per amore" - dice di sé riuscendo a essere irresistibile con i giochi di parole intorno al suo blasone nobiliare. Il Principe di Montenevoso (questo il titolo conferitogli dal re nel 1924) diventa Principe di Montedoglioso se ha mal di testa - meglio teschio, visto che è ormai in là con gli anni - oppure se è affetto dalla faringite aviatoria (leggi: tosse); e diventa Principe di Monteritroso se non vuole incontrare gli innumerevoli seccatori che assediano il Vittoriale; Principe di Monteontoso se la piglia a male per qualche negligenza del segretario...
"Sono stato aviatore, ma casco dalle nuvole" esclama per scusarsi con una bella dama che lamenta un mancato appuntamento, mentre gli capita di giustificare in questo modo le sue proverbiali mani bucate (o meglio francescane, con allusione alle stimmate): "Già è brutto non avere denaro, sarebbe terribile privarsi di qualcosa". Basta leggere uno qualunque dei suoi carteggi - con gli amici, gli editori, i dipendenti, i compagni d'armi... (con le donne, no, non è il caso di buttar niente in ridere) - per sorprendere un d'Annunzio che si diverte e nulla prende sul serio, tanto meno l'immagine paludata del Vate che peraltro è di suo conio.
Sarebbe allora il caso, dopo aver messo in mostra le miriadi di caricature che lo riguardano, di scoprire il caricaturista, disposto alla burla come alla bravata. Si potrebbe cominciare, intanto, dalle lettere che invia a Mussolini, spesso autentici capolavori di umorismo. Perché il duce non gli paga la bolletta della luce? Gli sono indispensabili lampadari a tremila candele solo perché ha dato un occhio alla Patria! E poi le multe per eccesso di velocità, a lui, precorritore dei tempi moderni, intrepido corridore e pilota! Se ne faccia pure carico il "caro compagno", al quale spedisce arguti colombigrammi, ovvero messaggi recapitanti tramite piccione viaggiatore...
Anna Maria
Andreoli
Presidente della Fondazione Il Vittoriale degli Italiani
| Torna alla Pagina Principale | ![]() |
Back to the Home Page |