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'800 e '900 |
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NUMERI
UNICI E PRIMI NUMERI DEI FOGLI SATIRICI ITALIANI TRA '800 E '900
di Paolo Moretti
La mostra della collezione
di numeri unici e primi numeri di giornali satirici italiani dell'Ottocento
e dell'inizio Novecento consente, innanzitutto, alcune riflessioni non banali
sulla storia della satira politica italiana al di là di fuorvianti e
cicliche discussioni sulla buona o cattiva salute della satira italiana.
Come si può
notare dall'elenco delle testate, numerose sono le città nelle quali
questi giornali sono venuti alla luce: balza in tutta evidenza la singolare
differenza tra la satira italiana e quelle, più note, francese ed inglese.
Se la Francia satirica è esclusivamente parigina e quella inglese esclusivamente
londinese, ben diversa appare la situazione nell'Italia ottocentesca che ha
tante capitali politiche e culturali.
L'Italia dell'800, anche per il tramite della satira, strumento molto efficace
per la sua immediatezza visiva e, quindi, per la sua capacità di colpire
l'immaginazione di larghe schiere di lettori di estrazione popolare, esprime
un mondo diversificato, ma sempre sensibile alle istanze di libertà ,
giustizia sociale e democrazia che nelle piccole capitali italiane, gruppi minoritari
ed elitari, ma intellettualmente agguerriti, andavano coraggiosamente difendendo.
Diverso è
l'orientamento politico più o meno palesemente espresso dale singole
testate: vi sono giornali liberali, garibaldini, clericali, anticlericali, moderati,
radicali, giornali di grandi città e di piccoli paesi di provincia, ma
tutti indistintamente sono accomunati dalla volontà di stabilire un colloquio
stimolante con i lettori e di dare espressione, talora in modo confuso o volutamente
provocatorio, all'anelito di libertà dei cittadini italiani.
Non bisogna mai dimenticare che ogni gornale satirico rappresenta al contempo
una espressione di libertà politica e culturale ma anche una voce di
opposizione al potere.
La satira, è stato giustamente e autorevolmente ricordato, deve sempre
e senza esitazione contrapporsi al potere in qualunque forma e con qualunque
colore politico questo si manifesti, se non vuole diventare ben presto docile
strumento di propaganda da parte di gruppi d'interesse cinici o avventuristi.
Non sorprende che
queste iniziative editoriali siano promosse da piccoli gruppi elitari: nell'ottocento,
ma forse anche oggi, sono le avanguardie intellettuali che devono anticipare
e interpretare le istanze di larghe masse di cittadini.
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