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La rivista "VANITY FAIR" |
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on show the caricatures of the famous english magazine which ran from 1868 to 1914. |

LESLIE WARD, ovvero Spy e CARLO PELLEGRINI, ovvero Ape: i due maggiori disegnatori di Vanity Fair
VANITY
FAIR (1868-1914)
di Cinzia Bibolotti e Franco A. Calotti
LA RIVISTA - Per
quasi 50 anni in Inghilterra, dal 1868 al 1914, Vanity Fair uscì settimanalmente
con le sue rubriche a carattere sociale, politico e letterario, invitando i
lettori a riconoscere le vanità dell'esistenza umana.
La pubblicazione, grazie alle originali caratteristiche del formato in quarto,
del tipo di articoli e delle caricature a colori, suscitò da subito invidia
e divenne un modello per le altre riviste del tempo.
Vanity Fair, la rivista di società che ebbe più successo nella storia del giornalismo inglese, fu il prodotto della mente geniale del suo fondatore e direttore, Thomas Gibson Bowles (1842-1922), e si collocò storicamente tra le invenzioni di tipo tecnologico nel campo della stampa e della litografia e l'apogeo dell'Impero britannico.
Scritto da e per l'establishment
vittoriano ed edwardiano, Vanity Fair fu la rivista delle persone famose. (...)
I commenti sulle notizie di attualità e sulla società londinese,
le recensioni di libri e commedie, i romanzi a puntate e i giochi di parole,
le litografie caricaturali a colori ci danno oggi un'idea della vita e delle
reputazioni di tutti quegli uomini e quelle donne che raggiunsero fama o fortuna,
durevole o passeggera, durante l'epoca di maggior prosperità dell'Impero
britannico.
La prima caricatura - di circa 2400 che sarebbero poi apparse nella storia della
rivista - fu pubblicata il 16 Gennaio 1869 e rappresentava il Primo Ministro
inglese Benjamin Disraeli. Era opera di Carlo Pellegrini, un caricaturista italiano
che diventò subito famoso grazie alla sua arte insuperabile.
SebbeneVanity Fair sia ricordata soprattutto per queste litografie caricaturali,
accompagnate da un profilo caustico del personaggio scritto dal direttore sotto
pseudonimo, la rivista fu riconosciuta e apprezzata nella sua totalità
- per la sua prosa dallo stile sofisticato e pungente, gli articoli sull'arte
e la finanza, la rubrica dei giochi di parole - curata da Lewis Carroll, l'autore
di 'Alice nel Paese delle Meraviglie', - la pubblicità elegante e il
formato innovativo.
I CARICATURISTI-
Tra i più importanti dei molti caricaturisti che collaborarono alla rivista
vanno ricordati:
CARLO PELLEGRINI, ovvero Ape (= gorilla), (1839-1889) fu il primo caricaturista
di Vanity Fair. Il tipo di 'ritratto caricato' che Pellegrini creò divenne
il segno distintivo della rivista e col tempo considerato addirittura un'istituzione
inglese.
Pellegrini, nato a Capua da famiglia aristocratica, si dedicò presto
alla caricatura frequentando la società napoletana. Le sue caricature
si rifacevano a quelle di Melchiorre Delfico, di Daumier e della scuola francese,
che a loro volta erano stati influenzati dagli artisti inglesi precedenti.
Nel 1869 iniziò la sua collaborazione a Vanity Fair che durò fino
al termine della sua vita, nel 1889, pur tra alterni allontanamenti dovuti a
contrasti con Bowles. Disegnò per la rivista 333 caricature. Dai suoi
successori fu riconosciuto come un genio che riusciva a disegnare caricature
somigliantissime rappresentando non solo ciò che vedeva ma anche ciò
che sapeva. Si disse anche che i suoi disegni erano molto più vicini
alla persona caricaturata di quanto lo fosse la persona stessa.
LESLIE WARD, ovvero Spy, (1851-1922) nato da una famiglia di artisti,
visse sempre a contatto con scrittori e attori famosi. Studiò a Eton
e nonostante dimostrasse molto presto un'incredibile abilità nello schizzo
e nella caricatura fu scoraggiato dal padre a coltivare tale talento.
Mandato a lavorare nello studio di un architetto, Ward si rivelò presto
insoddisfatto. Nel 1873 il pittore John Millais, amico di famiglia, fece vedere
a Bowles alcune delle sue caricature e questi lo assunse immediatamente. Ward
lavorò a Vanity Fair per quasi quarant'anni, disegnando ben 1325 caricature.
Tra gli altri caricaturisti della rivista sono senz'altro da ricordare: James
Jacques Tissot (1836-1902); Théobald Chartran (T) (1849-1907); Max Beerbohm
(1872-1956); Adriano Cecioni (1836-1886); Melchiorre Delfico (1825-1895)
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