Per meglio comprendere l'iconografia ellenica, sia pure quella più; propriamente satirica esposta in mostra, a sessant'anni esatti dagli eventi - è importante riassumere brevemente le vicende storiche della Campagna di Grecia.
L'invasione mussoliniana della Grecia prese il via alle ore 6 del 28 ottobre 1940, quando il Corpo di spedizione italiano - l'Italia era entrata in guerra dopo un periodo di non-belligeranza il 10 giugno - sferrò il proprio attacco ai confini ellenici dando inizio ad una campagna preparata in fretta e soprattutto senza averne valutato attentamente tutti i rischi. Ufficialmente il motivo fu la neutralità violata dagli stessi Greci a favore degli Inglesi, ma in realtà si trattò di un'impennata di orgoglio nazionale e della volontà di mettere la Germania di fronte al fatto compiuto.
Perchè proprio un attacco alla Grecia? La Grecia era un paese grande un quinto dell'Italia e il suo esercito non godeva di particolare credito negli ambienti militari fascisti italiani. Nel vertice di Roma del 15 ottobre, ad esempio, i verbali indicarono in 30.000 unità la sua forza, che invece si rivelò poi almeno dieci volte superiore.
Mussolini, inoltre, aprendo un fronte parallelo voleva probabilmente rifarsi dell'atteggiamento del Führer che aveva agito militarmente in Europa senza avvertirlo dei propri piani. Ma non può essere tutto: in realtà a Roma c'era anche la convinzione, confortata dallo Stato Maggiore e dal S.I.M., che la Grecia non avrebbe opposto grandi resistenze. Ciano informò addirittura i dubbiosi che i capi nemici erano stati pagati per non combattere - come riferisce lo storico Denis Mack Smith - e che un solo bombardamento di Atene sarebbe bastato a far capitolare il paese.
Ad ogni modo l'arrivo di alcune divisioni tedesche in Romania ai primi di ottobre accelerò i tempi: "Mi mette sempre di fronte al fatto compiuto. Questa volta - disse il Duce - lo pago della stessa moneta: saprà dai giornali che ho occupato la Grecia". In realtà Hitler venne poi informato proprio da Mussolini, che lo incontrò a Firenze, nello stesso giorno d'inizio delle operazioni.
Il 28 ottobre, anniversario della Rivoluzione fascista partì dunque l'attacco in forze alle frontiere elleniche. Le cose però volsero subito al peggio e già dopo una settimana l'avanzata italiana rischiava di trasformarsi in una disfatta. Le truppe scelte greche, gli "Euzones", pur prese di sorpresa rivelarono subito un'inattesa combattività e resistenza, e contenuti i primi assalti italiani riuscirono subito a contrattaccare, trasformando quella che doveva essere nei piani una semplice "marcia su Atene" in una sfibrante guerra di trincea che finirà solo sei mesi dopo. I Greci già il 6 dicembre entrarono durante la controffensiva in Albania occupando Santi Quaranta e il 9 Argirocastro.
Il disappunto tedesco per l'iniziativa mussoliniana sta tutto in una lettera di fuoco che Hitler inviò a Mussolini il 20 novembre: "Lo stato delle cose così creatosi - scrisse - ha conseguenze psicologiche gravissime. Le conseguenze militari di questa situazione sono, Duce, molto gravi". Nonostante ciò Hitler inviò uomini e mezzi alla sola condizione di riaverli "in primavera, al massimo a maggio" . Questo perchè nei piani tedeschi per la primavera 1941, secondo molti storici, c'era l'obiettivo di invadere la Russia. Hitler però non immaginava ancora i contemporanei problemi italiani in Africa Settentrionale.
In Grecia furono soprattutto le avverse condizioni meteorologiche in montagna a creare tanti disagi e difficoltà: molte erano le strade intransitabili già alla fine di ottobre del '40 e le cime dell'Epiro battute dalla tormenta divennero così il teatro tragico di una dura guerra di posizione. Un esempio per tutti la mitica "quota 731" sul Monte Gelico dove per quattro mesi, nella neve, infuriò la battaglia tra le truppe greche e gli alpini. Ma anche piani d'attacco stilati con faciloneria, scarsità di munizioni e non ultime le divise estive con cui l'esercito italiano combatteva (quella invernale non fu prevista data la certezza della breve durata dell'offensiva) ebbero il loro peso.
Sul versante italiano furono impiegati inizialmente 100.000 uomini che divennero 400.000 prima del contrattacco finale ordinato ai primi di marzo del 1941. Nonostante ciò prima di quel momento il fronte rimase assestato in territorio albanese sulla linea che va da Himara sul mare Adriatico fino al Lago di Ocrida, dove i greci tentarono per quattro mesi di conseguire obiettivi tattici fondamentali che avrebbero permesso loro di ricacciare l'invasione. Il 6 aprile però quando la controffensiva italiana stava iniziando a piegare la resistenza ellenica, anche la Wehrmacht attaccò la Grecia dal confine con la Bulgaria.
Il 20 aprile le SS tagliarono la ritirata all'Armata greca dell'Epiro, comandata dal Generale Solakoglu, che si dovette arrendere e il 22 aprile, alle 6,20 la colonna italiana e quella tedesca si incontrarono al Ponte di Perati (tragicamente ricordato per il dramma della Divisione Julia nella prima fase del conflitto).
La guerra volgeva al termine. La sera del 23 aprile '41 venne firmata a Salonicco la resa dell'Esercito ellenico di fronte al Comando Supremo italiano e al Gen. tedesco Jodl.
Il giorno dopo l'Asse sfondò le posizioni inglesi alle Termopili, e i soldati britannici iniziarono l'evacuazione via mare. Il 27 aprile, infine, le truppe tedesche entrarono ad Atene issando le bandiere dell'Asse sul Partenone. Prima della fine del mese l'occupazione del territorio ellenico fu conclusa; il 1 maggio nacque il primo Governo d'occupazione presieduto da Solakoglu.