I quieti incubi dell'uomo qualunque:
I DISEGNI DI

(1902-1979)


A HOMAGE TO GIACI MONDAINI (1902-1979),
one of the most famous italian cartoonists of the 30s and 40s.


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Il signore malvagio e altre storie…

Per spiegare la genesi del Bertoldo, il riferimento fondamentale è, ancor oggi, la riflessione di Oreste Del Buono che, peraltro, cominciò lì, come lettore che aspirava a collaborare, la sua luminosa carriera. La tesi è che il fascismo agì un po' come una pentola a pressione, strozzò - meglio, annichilì - tutte le energie che potevano rivolgersi alla satira politica, all'attualità sociale, e quelle imboccarono la via della satira di costume, 'meno indirizzata', meno prodiga di conflitti e grane. In questa deviazione, il Bertoldo fu la destinazione principe e privilegiata.

Ora, l'impostazione di OdB può essere discussa. In fondo, l'esplorazione delle 'zone grigie' della cultura italiana durante il regime è continuamente fonte di nuove rivelazioni. I percorsi successivi di alcuni dei protagonisti di quella stagione - almeno nel caso del Bertoldo non registrano, poi, scarti ideologico-politici sensazionali.

E, forse, va un po' ridimensionata questa visione della satira di costume come di un ripiego, pur provvidenziale e felice, magari segretamente vissuto come una diminuzione. E sottolineata, invece, una. gradevole sintonia con la possibilità di esternare istinti selvaggi e dissacranti, consapevolmente intelligenti e sgravati di dolorose ipoteche personali. Non è una colpa. Semplicemente un'ipotesi - oltretutto, discutibile - e una premessa per sgombrare il campo da connotazioni impegnative (a volte troppo, se si va davvero a vedere i documenti). E per riconoscere il valore assoluto di un'impresa editoriale che trasmise all' Italia - ai ceti abbienti italiani, ma comunque, ad un raggio assai più ampio delle élite artistiche - gli elementi, l'alfabeto più accessibile e usabile, di alcuni grandi temi della cultura novecentesca: "Le piatte, infantili, modernissime figure di Mondaini - scrive Cinzia Mangini - fanno pensare alle ricerche 'primitiviste' sull'essenzialità del segno di Klee e di Kandinsky".

Il Bertoldo; sotto molti aspetti, è la traduzione pubblicistica di un filone del surrealismo - nella versione umoristica e sarcastica - che, dalle nostre parti, aveva avuto pochi o punti precedenti. E questo è assolutamente importante, oltrechè insolito e, magari, poco recepito. Tornando a Del Buono: "Non fu un giornale pedantemente fascista né, tantomeno, antifascista. Fu un giornale italiano per giovani e meno giovani in un' epoca in cui gli italiani avevano molto da piangere, ma proprio per questo avevano bisogno di ridere, di assaporare una certa leggerezza nel vivere".

L'introduzione è lunga, ma serve a presentare il personaggio della nostra mostra. Giacinto 'Giaci' Mondaini (1903-1979), un bohémien - se l'etichetta non fosse logorata - della Milano nella prima metà del secolo. 'Pittore, illustratore, caricaturista, cartellonista e scrittore, autodidatta in arte" come scrivono Cinzia Mangini e Paola Pallottino nel loro importante "Bertoldo e i suoi illustratori". Una biografia avventurosa, cominciata come capitano di lungo corso e conclusa in solitudine sotto una tenda da campeggio sulle Alpi. La presenza su tutte le testate di rilievo del primo dopoguerra - Lìdel, Il giornalino della Domenica, Il secolo XX, Il Corriere dei Piccoli con il personaggio di Escamillo, Ecco, Il Settebello; Il Bertoldo appunto, per tutto il periodo di uscita, dal '36 al '43 - e poi manifesti importanti per le Biennali veneziane e anche un soggetto cinematografico (nel '35, per 'Darò un milione', di M. Camerini). Dipinge, anche, ed espone in alcune personali alla galleria Bardi di Milano, opere dai colori che 'in tonalità delicate, aliene da sensualismi e contrasti, si spandono a sfumature e passaggi molto fini', secondo P. Torriano, nel 1943. Poi, dopo la seconda guerra, un sodalizio con Mosca e Guareschi, al Candido e l'aspirazione - o, forse, la frustrazione tipica di tanti illustratori - di sgabbiarsi da questa etichetta per apparire esclusivamente come pittore.

Non sempre i desideri privati corrispondono alla valutazione critica. Nella banda del Bertoldo le parti si ritagliano con miracolosa esattezza. Mondaini è il pendant grafico delle elucubrazioni letterarie di Carletto Manzoni - anche se di rado i due lavorano di concerto - ovvero

il creatore del memorabile 'signor Veneranda': Manzoni riferisce dialoghi banali e insensati, Mondaini schizza compostissimi (sono quasi sempre i redingote) personaggi completamente stralunati, capaci di affrontare nel modo più improbabile situazioni già irrevocabilmente improbabili. Dal punto di vista del segno, è evidente l'influenza su un giovane apprendista che, nei primi anni del Bertoldo bazzica la redazione, una futura stella della grafica mondiale, ovvero il rumeno Saul Steinberg che collabora al giornale fin quasi all'entrata in guerra dell 'Italia

Scrive ancora Paola Pallottino: "Meno 'cattivo' di Mosca, nella surreale ineluttabilità dei suoi personaggi - da 'il fesso d'oro' a 'il signore malvagio', da 'le sorelle Ciabatta' a 'La voce del sangue' - Giaci Mondaini accorda il suo segno, essenziale ma autorevole, a un registro poeticamente onirico, anche a fronte di eventi crudelissimi come catastrofi, lutti, amputazioni, in quella fiera degli equivoci generata dalla surreale tradizione figurativa di metafore e giuochi di parole. Da Cristoforo Colombo che navigando su tre 'caramelle' comincia a sospettare che la Regina Isabella non abbia capito esattamente la sua richiesta, al signore che si rammarica perché l'orologio posato per terra 'non cammina', fino a quell'irresistibile, moderna ars moriendi costituita dalle vignette 'la fine del prestigiatore'; 'la fine della guida del museo', 'la fine del commesso': fino a quella del contabile, il quale, chiamando gli addetti alle pompe funebri al suo capezzale, esala per l'ultima volta la parola 'Cassa!"'.

Bastano questi cenni, peraltro, per individuare il debito verso Achille Campanile, il vero, grande innovatore di tutto il nostro umorismo a partire dal secondo decennio del Novecento.

Enrico Mannucci

 

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