FRANCESCO NATALI'S LIQUID CARICATURES


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LE CARICATURE LIQUIDE di
 

Francesco Natali lo conosco fin da quando era già grande e grosso com'è ora.

La sua arguzia, il suo senso dell'umorismo gli circolavano già nelle arterie, con le mestizia e la leggerezza che solo possiede il predestinato.

Si capiva che gli stavano stretti gli spazi della pagina di satirella che elargivamo al quotidiano locale tutte le domeniche, come i vestiti da cui di solito la categoria dei bischeroni come noi deborda, e non indossa a pennello alla maniera dei gagà.

Soavità e poesia di marionette agitate dinoccolate, buffe ed inquiete di loro natura tanto quanto il loro creatore appare placido e taciturno; comicità allo stato nativo, senz'astio e lacchezzo, talora ingenua e paradossale quanto quella del miglior Totò.

Talento umoristico esercitato senza voglia di fare professione e senza artificio, semplicemente inanellando le idee senza ansie e neanche prendendosi troppo sul serio, come invece capita a certi assessori; ci conosciamo da anni e avremo scambiato sì e no cento parole, da tanto che tra noi è scontata la desolazione e l'ilare amarezza con cui ci si guarda intorno alla ricerca di spunti di satira.

Che la fine della satira è segnata dall'insuperabile capacità della realtà di far ridere più della fantasia.

Come dire che personaggi e situazioni ci tolgono, oggi, il mestiere e risultano più comici della elaborazione più comica che di essi si possa immaginare; che son già caricature e guitti di sé stessi , deformati e resi mostri dai loro stessi comportamenti, abbigliamenti, vezzi, trucchi ed artifizi, tic e mossette, raschiando il fondo del barile della dignità e dell'umano rispetto.

Così è, anche se alla gente non pare.

Ora Francesco con questa serie di caricature ci riprova e io me ne compiaccio; chissà che non riesca con quel suo sereno disincanto mai diventato astio o rabbia di fazione a far spuntare qualcosa di non visto, di rivelatore; poichè non basta più dire che l'imperatore è senza vestiti per aprire gli occhi alla gente, per fare esplodere la risata che svergogna i potenti e fa tremare i palazzi.

Giorgio Marchetti


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