L'umorismo dalla A alla Z di Danilo Paparelli

PAPARELLI'S SATIRICAL ALPHABET


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L'UMORISMO di
 

E voilà! Con la stessa frizzante ingenuità di una primavera in mare, Danilo Paparelli porta refoli e saporiti spruzzoli in quel di Forte dei Marmi: luogo dell'anima nazionale che, satira politica inclusa, di variazioni sul tema dello spirito umano un poco se ne intende.

L'omaggio è reciproco: garbato quello di Danilo - elegante Aramis della vignetta - alla inarrivabile arguzia toscana; generoso quello del Forte nei confronti dell'umorista che ha saputo schiudersi dal serioso guscio della piemontesità.

Ed era doveroso, l'omaggio, dopo tanti anni di soddisfacente frequantazione. Rammemorando la quale, il discorso di Danilo ha voluto riprendersi dall'inizio, in una sorta di esame di coscienza: ammesso, e prudentemente non concesso, che la coscienza di un umorista sia un luogo percorribile senza troppi rischi dal suo stesso titolare.

Il nostro satiro, dunque, si traveste da scolaretto (ma non fidatevi: egli è tutt'altro che innocente!), e, macchiolando un po' il foglio per farci credere di avere inventato per davvero la macchina del tempo, prende a tirare il fioretto sulla carissima lettera "a", panciuta e filettata come un commendatore.

Seguono tutte le altre lettere dell'alfabeto, nel bell'ordine dei vecchi tabelloni didattici, ognuna accompagnata dal suo vocabolo di riferimento, come nelle filastrocche delle maestre dalla penna rossa: "b" di bambino... "c" di cinema... "d" di donna (ohibò! mi pare proprio che la donna non fosse contemplata in quel tabellone, o non ricordo bene?)... "n" di Natale "o" di ospedale (tiè!)... "q" di quadro (questo c'era proprio, lo assicuro!)... e giù giù fino a "t" di televisione .. "u di uomini e ... "v" di vacanze (vocabolo, anche questo, che non c'era nel tabellone, ma che era bene il più amato da noi scolari, così come lo è oggi da noi che lavoriamo).

E qui la confusione dell'ex alunno di troppi anni addietro si fa patologica, guazzabugliando i ricordi si, ma in una invitante "z" di zuppa di pesce della memoria!

Insomma: ne vedrete delle belle.

Intanto il satiro Danilo, malizioso come certi angeli ricciuti di Raffaello, osserva il nostro deliziato sgomento, pronto a fissarlo sul foglio bianco del nostro mai perduto candore. Già. Perché i cattivi, questo è certo, non sanno assolutamente sorridere.

Flavio Russo


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