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A
come Animatore. Mario Addis, già lo si può
intuire dal cognome, è di famiglia sarda. Nato a
Sassari nel 1961, si è trasferito però a
Milano dal 1983, per dedicarsi al cinema di animazione e
all'illustrazione. Agli inizi della sua carriera, come
animatore, ha realizzato varie sigle e filmati pubblicitari,
arrivando presto a dirigersi da solo. Intanto, tra il 1989 e
il 1990 ha preso a pubblicare illustrazioni e caricature su
varie riviste (tra cui " Esquire" , " Mondo Uomo" , " Gente
Money" ), un fumetto su " L'Intrepido" (su testi di Di
Nardo) e un centinaio di strip umoristiche pubblicitarie per
la Philips. Dopo avere animato alcune scene del film di
Maurizio Nichetti Volere volare (1991) e la serie di
cortometraggi di Michel Fuzellier e Grazia Nidasio Ciao Ciao
(1992), ha fondato con Franco Serra la casa di produzione di
cartoni animati Gertie. Tra le loro produzioni, bisogna
ricordare almeno la sigla di Tunnel per RaiTre, i film per
la campagna di Legambiente Fai la cosa giusta (premiata al
Festival di Annecy 1993), quello per le Ferrovie dello Stato
(premiato al Festival di Vendome 1994) e i titoli di testa
per il film di Benigni Il mostro (in competizione ad Annecy
1995). Dopo un premio al complesso della produzione di
Gertie al Festival Cartoombria di Perugia, nel 1996 Addis ha
cominciato a pubblicare su " Linus" le storie del vampiro
divoralibri Alef. L'anno successivo ha lasciato Gertie e ha
continuato la sua attività come autore e regista
free-lance. Come prima cosa, ha subito vinto un concorso
internazionale indetto da MTV sul tema " Il capitalismo dal
volto umano" ; e dopo che l'emittente gli ha prodotto il
film, questo si è aggiudicato anche il 1þ
premio assoluto al Festival di Zagabria 1998.
Dopodiché ha realizzato la sequenza " Il sogno di
Nina" per il lungometraggio La gabbianella e il gatto di
Enzo D'Alò. Da allora Addis ha lavorato per diverse
produzioni di animazione, tra cui i primi cinque
personalissimi episodi (su cento previsti!) dei
micrometraggi Pene, poi la sigla per TMC2 del programma di
Andrea Pezzi Bradipo e infine la direzione dell'animazione
del lungometraggio Johan Padan alla scoperta dell'America di
Dario Fo, per la regia di Giulio Cingoli (che
conterrà una sequenza tutta sua, omaggio diretto al
particolare stile di disegno dello stesso Fo). Insomma, come
si vede, quarant'anni pieni: una vita, come dire, molto
animata...
B
come Bravissimo. Non è un lavoro comune, quello
dell'animatore. Soprattutto in Italia. E soprattutto per
come lo affronta Mario Addis. Qui da noi, o si è
ormai autori laureati e conclamati (che so: Bozzetto,
Luzzati...), o presunti tali (non facciamo nomi...), oppure
si è ancora e sempre lavoratori della gleba, umili
intercalatori, ossia soldati semplici, portatori d'acqua
(d'inchiostro), animatori anonimi. Ebbene, la posizione di
Addis è diversa, tutta sua. Lui è autore a
tutto tondo ogni volta che può permetterselo; e ha
dimostrato più di una volta di non essere secondo a
nessuno, di essere un vero artista da arena internazionale.
Ma quando non si può, pazienza: e allora mette la sua
ambita arte al servizio di produzioni altrui, fecondandole
col suo gusto di qualità innegabilmente superiore e
col suo inimitabile tocco. Non è affatto facile,
ribadiamo, trovare una personalità simile. Si ha un
bel dire che l'artista dovrebbe rimanere superiore alle
immanenze quotidiane, ma la realtà di tutti i giorni
è ben diversa, molto meno utopica. L'eccellenza di
Addis non sta dunque solo in una dimostrata
superiorità estetica, ma pure in una speciale
umiltà etica che gli fa forse ancora più
onore. Tale adattabilità, più unica che rara,
lo rende molto richiesto tra chi se ne intende. E ne acclara
definitivamente il valore. Perciò, massimo
rispetto.
C
come Cattivissimo. Forse è proprio per la sua
aura ufficiale di affidabilità che Mario Addis
può permettersi acrobaticamente, per converso, un "
lato oscuro" tanto profondo e potente. La sua
attività creativa più personale, infatti,
sfida spesso e volentieri l'orrore, e il gusto perverso
della provocazione assoluta, e la totale scorrettezza
politica, e odora di zolfo ben più che di rose e
viole. Le immagini che Mario produce per sé, al
massimo per gli intimi, sono di quelle che comunemente si
definiscono niente meno che " cattive" . Corpi, corpi
grossi, corpi sformati, corpi " brutti" , si sottopongono ad
ogni e qualsiasi tipo di sevizie, senza pudore e senza
pietà, squartandosi e sbudellandosi forse per il
piacere altrui (di chi?), sicuramente non per il proprio.
L'umanità rappresentata da Mario Addis nei suoi
chirurgici cartoons si mostra letteralmente fatta a fette.
Umiliata e offesa. Da se stessa, peraltro, unica causa del
suo mal (pianga se stessa, appunto). Si è rotta:
paghi, e i cocci siano pure suoi. L'Homo Homini Lupus ha
oramai sopravanzato e ridotto all'estinzione l'Homo Sapiens.
Può forse perdere il pelo, ma di certo non il vizio.
Siamo disgustosi? Non siamo altro che quello che mangiamo. E
abbiamo solo quel che ci meritiamo. La lotta tra i sessi non
solo non è mai finita, ma infuria più cruenta
che mai. Eros ci prova sempre, ma è Thanatos che ha
ineluttabilmente l'ultima parola. Non c'è altro da
dire.
D
come disegnatore. Pochi tratti di preciso nero su un
foglio molto ma molto bianco riescono a trasformare
l'iniziale schermo luminoso in un abisso oscuro di dolore e
spavento. Il segno di Mario Addis è una lama affilata
che lacera facilmente ogni rivestimento, che penetra sicura
tra gli strati molli di grassi, che affonda sibilando nelle
carni più sode, che mozza e disseziona organi, che
ora scarnifica e ora disossa, che fa a pezzi finanche
l'anima. Il tutto con polso fermissimo, con gesto oltremodo
misurato e sicuro. Per essere uno che è abituato a
muovere le sue immagini, quando blocca il fotogramma lo sa
congelare eccome. Il tratto magistrale di Addis è
veloce quanto sintetico, non si perde in disutili
arzigogoli. Per questo è assolutamente efficace,
perché non si concede e non ci concede distrazioni.
Cosicché da lì, da quanto ci mostra, non si
scappa. Lui ci ha ingabbiati a guardare con gli occhi
spalancati, con le palpebre bloccate, con le pupille fisse,
con la mente allucinata: ogni immagine è una visione
inedita e impossibile, eppure del tutto comprensibile e
perfettamente chiara nella sua metaforica pregnanza. Per una
volta capiamo il mistero. L'ignoto. L'incredibile.
L'insostenibile. Il patto col diavolo. L'irreale
realtà. La titanica miseria del vivere. Il disegno di
Mario Addis gira su stesso, per qualche volta e con qualche
giravolta, e spalanca spudorato i suoi recessi più
segreti, solo per provocarci. Ci riesce. E l'incredibile
è che in fondo in fondo, malgrado tutto, ci fa
addirittura ridere. Sarà riso nervoso?
Ferruccio
Giromini
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