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![]() (1947-1948) L'infuocata campagna elettorale del '48 nell'iconografia satirica di un giornale schierato "contro i venduti di ogni colore". |
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L'
On.PALMILIO ( 1947-1948) - The heated electoral campaign of
1948 in the satirical iconography of a newspaper "against
the sold ones of every colour". |
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L'On.Palmilio e Don Basilio: l'aspro faccia a faccia tra anticomunismo e anticlericalismo nell'Italia del '48. |
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Un giornale perduto, insomma, che torna ora alla luce grazie alla mostra "L'On.Palmilio (1947-1948) - L'infuocata campagna elettorale del '48 nell'iconografia satirica di un giornale schierato "contro i venduti di ogni colore". La satira della guerra fredda - Don Basilio e l'On. Palmilio. Mostra bifronte, come indica il sottotitolo: da un lato alcuni numeri a stampa del Don Basilio e dall'altro una cinquantina di bozzetti originali de 'L'on. Palmilio' nonché alcuni numeri a stampa. Il giornale uscì a partire dal 1947 - al prezzo di dodici lire - e chiuse nel maggio '48, visto che, con 'la clamorosa sconfitta comunista' del 18 aprile, come recita l'ultimo editoriale, l'obiettivo principale era stato raggiunto. Aggressivo dal titolo - e dal sottotitolo: 'Contro i venduti di ogni colore' - fino all'ultima riga delle quattro pagine. Una specie di fiancheggiatore corsaro, e non di rado becero, dei Comitati Civici creati da Don Luigi Gedda. I colpi sono spesso sotto la cintura: Terracini figura come un erotomane, i comunisti in genere sono mostri, scheletri o megere salvo qualche concessione alla bontà ingenua della base, Stalin è ineluttabilmente lordo di sangue e i soldati sovietici hanno fattezze pseudo-mongoliche che li assomigliano regolarmente alle scimmie. Due di questi, in una vignetta intitolata 'Libere elezioni in Polonia', vegliano su un mucchio di cadaveri. Chiede il primo, indicando i morti: "E questi per chi hanno votato?". L'altro, conciso: "Astenuti". Oppure, nel numero del 27 dicembre1947, un agit-prop vede Di Vittorio stravaccato in mezzo ai maiale nel porcile: "Che ci fai, compagno". E Di Vittorio: "Sai, 'Natale con i tuoi...'". Spesso si gioca sulla continuità fra dittatura nera e rossa. Il fantasma del Duce sveglia d'improvviso Togliatti: "Palmiro, ricorda la mia fine. I tradimenti si pagano". Non troppo benevolo il giudizio di Gec - in "Professione umorista" - sul giornale: "Scialbo e insulso, un anti-donbasilio evirato, nel quale pappagallavano impaginazione e firme degli avversari con spirito provinciale per cui Majorana diventava Majorospo". Ora, Michele Majorana fu notoriamente una delle anime di Don Basilio. Nella guerriglia fra testate vengono usate anche alcune vignette. Una intitolata 'La gang dei falsari' vede il 'primo direttore' del Don Basilio preoccupato: "Vacci piano... La collezione dell'Asino sta per finire... E poi?". Il 'secondo direttore' risponde: "Che ci frega? Per l'intelligenza dei nostri lettori possiamo ricominciare da capo". Dove l'Asino è il vecchio foglio di Galantara che i nuovi anticlericali vengono accusati di saccheggiare. Troppa cattiveria, a volte, non premia. Majorana, Scarpelli e Ruggero Maccari, le anime di Don Basilio, hanno avuto l'onore di citazioni e ristampe. Gli autori di 'L'on. Palmilio' incontrarono un destino più anonimo degli avversari. Sarà stato il gioco di alterare i nomi per sbeffeggiare il nemico, sarà stata l'effimera parabola del giornale, di loro, alla fine, non si trovano tracce ulteriori: a firma di G. Veccia sono le vignette più truci, ma anche più efficaci, Lucchini e Belli sono altri nomi che si notano sotto i disegni. Redattori e disegnatori di 'L'on. Palmilio' trasformeranno, dal 15 maggio '48, la testata in una meno netta, 'L'onorevole', con un editoriale che motiva il cambio di titolo con la sconfitta del Partito Comunista e del suo leader subita alle elezioni del 18 aprile '48. Ma il nuovo tentativo editoriale avrà vita breve e non troppo brillante. Giornale dimenticato, disegnatori ignoti... Il giudizio di Gec, però, va sostanzialmente corretto. L'on. Palmilio non si può ridurre a una melensa caricatura. Certo, è solo una fra le tante armi messe in campo dallo schieramento anti-comunista per vincere le elezioni del '48. Come molte altre, però, terribilmente efficace. Se non bastasse a dimostrarlo il risultato di quel voto, ci sono analisi recenti che sfatano il luogo comune della satira politica come terreno prediletto e favorevole per la sinistra. Un paio di anni fa, recensendo una mostra Filippo Ceccarelli notava: "La qualità grafica dei manifesti dei Comitati civici, e i loro slogan, erano più potenti di quelli delle sinistre. Una superiorità indiscutibile sul piano emotivo... fili spinati, Italie pugnalate, famiglie sul baratro della miseria, avvoltoi mascherati da colombe. I cattolici intuiscono da subito la presa psico-propagandistica di temi e immagini forti che non a caso manterranno a lungo: bambini, pane, guerra, soldataglia sovietica". Al di là della valutazione storica, poi, la mostra è interessante anche per un'altra ragione: il confronto con 50 anni fa diventa un'ottima occasione per capire se davvero i disegnatori militanti sono diventati più buoni e garbati o se, invece, hanno soltanto perso la grinta. Enrico Mannucci Un ringraziamento particolare va ad Andrea Tomasetig, dell'omonima Libreria Antiquaria di Milano, per aver ritrovato questi disegni e riscoperto questo giornale dimenticato.
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"'On.Palmilio" |
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