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La
storia della satira e della caricatura del 20mo secolo
è legata alla fortunata evoluzione della vignetta
giornalistica la cui utilità fu largamente intuita
dal genio di Sir David Low.
Fino
agli inizi degli anni '60, i vignettisti inglesi sopperirono
ai limiti del colore e di altre tecniche particolari,
così come utilizzate da artisti quali J. Gillray nel
secolo precedente, con la crescita inverosimile di un
pubblico favorito dalla moderna tecnologia nella
riproduzione e nella distribuzione dei prodotti.
Ancor
più la diffusione dei fumetti rinvigorì la
tradizione della moderna caricatura, rafforzata dalla
presenza di film e di fotografie, nonostante un uso moderato
e quasi mai volgare.
Dagli
anni '60 in poi, invece, si scatenò una diversa forma
di satira, soprattutto politica, che investì
pesantemente i protagonisti diretti di ben precise
realtà, con un linguaggio che trasformò via
via quel genere in un vero e proprio avamposto di
volgarità e di trivialità di cui, da tempo
immemore, si erano perdute le tracce.
Sul
piano individuale si affermarono, nel 20mo secolo, artisti
come G. B. Bairnsfather, H. M. Bateman, M. Boxer, G. Bell,
M. Cummings, W. Ayson, W. Fawkes, M. Heath, D. Hockney, L.
G. Illingworth, G. Laidler, Sir O. Lancaster, Sir D. Low,
Sir B. Partridge, G. Scarfe, R. Searle, R. Steadman, S.
Strube e A. Wysard.
Sul
piano collettivo, invece, fu la satira di Private Eye
soprattutto a contrassegnare in maniera particolare, dal
1961 in poi, l'inizio di una nuova epoca e di una nuova
realtà.
Private
Eye, giornale satirico inglese contemporaneo, rappresenta
nel suo genere, l'espressione forse più originale
oggi esistente.
Fondato
nel 1961, si afferma subito, negli anni turbolenti della sua
nascita, come portavoce autorevole di denuncia sociale e
politica del sistema in generale e della classe dirigente
del Paese in particolare.
Il
nome, di per sé emblematico, traduce di fatto la
volontà di indagare a fondo su vicende personali e
pubbliche di personaggi famosi, di uomini potenti
appartenenti all'Establishment, di gruppi di potere, presi
di mira con lo scopo preciso di esporli al ludibrio e alla
condanna dell'opinione pubblica.
Un
'occhio' riservato, quindi, in grado di spiare neppure tanto
discretamente tra le debolezze del sistema, per mettere,
poi, alla gogna delle sue pagine irriverenti i
rappresentanti più autorevoli della vita sociale e
politica in prevalenza inglese.
Nel
difficile clima sociale e politico venutosi, così, a
creare, Private Eye finisce con l'assumere ben presto un
ruolo di protagonista nel campo della satira soprattutto di
costume.
E'
un ruolo interpretato in maniera originale perché
collettiva e che, grazie ad una scelta mai disattesa da
allora, nonostante gli innumerevoli 'scivoloni 'e le
relative conseguenze subìte soprattutto in sede
giudiziaria, viene paradossalmente esaltato proprio dalla
controparte, individuata come obiettivo principale da
attaccare e colpire.
Per
la caparbietà, la violenza e la irriducibilità
dei suoi attacchi, per l'oltraggio virulento e spesso
esasperato fino a mietere un numero infinito di vittime
illustri, Private Eye rappresenta oggi, a 40 anni dalla
nascita, l'espressione più autorevole, nel suo
genere, di dissacrazione e di rifiuto del potere e di tutte
le sue forme.
Nel
giro di alcuni decenni questo genere particolarissimo ha
fatto scuola anche all'estero, specie se si pensa alla larga
diffusione di tipo vignettistico che, in Italia ad esempio,
ha certamente ispirato Forattini, il quale non può
che avere fatto tesoro di un'esperienza culturale
così esaltante. Il graffio della sua satira ormai
tanto popolare trae origine proprio dalle vignette di
Private Eye.
E'
stato un genere, quello della satira, che nel nostro Paese
ha subìto, nell'ultimo decennio del secolo
soprattutto, una divulgazione proporzionalmente costante nei
ritmi quanto irriverenziale nei toni.
Davvero
irriverenti sono stati, infatti, i numerosi programmi
televisivi che hanno fatto 'scempio', dagli inizi degli anni
'90 in poi, dei personaggi ispirati dal vecchio
Establishment spazzato via dalla Tangentopoli italiana.
Sono
gli anni della 'rivoluzione sociale e culturale', di un
movimento, cioè, in cui nuovi valori e nuove
libertà si impongono in un contesto ancora dominato
da una tradizione conservatrice fortemente contraria a
qualsiasi rinnovamento e trasformazione.
Tra
il 1961 e il 1964 la crisi della politica tory inglese si
manifesta in tutta la sua gravità e ampiezza.
I
conservatori non riescono a confrontarsi efficacemente con i
tempi nuovi e non sanno, quindi, dare risposte adeguate alle
nuovi generazioni.
La
satira di Private Eye offre un contributo determinante al
grande processo socio-culturale e rivoluzionario in atto,
grazie alle sue molteplici espressioni.
Il
segreto di quel successo, e del genere della satira inteso
nella sua globalità, consiste proprio nella
capacità di mettere a nudo le debolezze del sistema,
di individuarle e denunciarle, facendosi carico di una
ribellione 'urlata' contro il potere, fino a trasformarsi
nel portavoce sempre più autorevole delle istanze
delle giovanissime generazioni, dalle cui file provengono,
pur per diversa estrazione sociale, i suoi stessi fondatori
e autori.
Il
linguaggio adottato - spesso incomprensibile, ambiguo,
irriverente e volgare oltre misura - si propone come atto di
sfida, di oltraggio e di provocazione del sistema.
L'espressione
più popolare e più immediata della protesta
collettiva degli anni '60 resta, in verità, quella
musicale e, in particolare, dei Beatles.
La
loro musica, veicolo autentico e raffinato dello spirito
pop, benché non del tutto assimilata (almeno in
apparenza) alla logica del consumo, esprime un maggior
rapporto creativo e simbiotico con gli aspetti commerciali
della cultura del tempo, per essere più vicina alle
correnti popolari a cui sovente si ispira con benefici
effetti e positivi.
Nel
generale clima di rivolta e di rifiuto esasperato da
qualsiasi forma di repressione sociale e di costume, la
nuova rivista contribuisce ad estendere notevolmente il
vasto fenomeno di liberazione in atto.
Concepito
e partorito grazie al clima goliardico di Oxbridge (le prime
copie furono distribuite per strada a Oxford, quasi per
gioco, da Ingrams e compagni negli anni universitari),
Private Eye rappresenta uno dei fenomeni più
autentici di letteratura underground. Esempio unico,
più che raro, in cui, però, ieri come oggi, il
pregiudizio e la riserva, che ne ispirano sistematicamente
l'impegno creativo, superano ampiamente, e perciò
ingiustificatamente, i limiti dell'illecito e della mancanza
di obiettività.
Ma
la storia di Private Eye è soprattutto una storia di
uomini. Nel corso degli anni, a partire dalla sua fondazione
ad oggi, il ricambio di collaboratori, redattori e
responsabili a vari livelli è stato frequente, in
particolare nel corso del primo decennio. Ma tutti hanno
dato il contributo giusto al momento giusto.
La
gente, si sa, apprezza la verità e il coraggio di chi
diffonde notizie relative a scandali pubblici e a tutto
ciò che riguardi fenomeni di corruzione. Essa ha in
poco o in nessun conto le sorti di chi vede sfumare
brillanti carriere e vanificare i grandi privilegi
ingiustamente accumulati.
E
di carriere celebri Private Eye ne ha spezzate tante fin
dalla sua comparsa sulla scena dell'informazione inglese. Un
esempio tra tutti lo scandalo-Profumo. Ecco perché,
nella lenta ma progressiva e tipica definizione della sua
linea, il giornale ha continuato a percorrere, anche dopo
l'ottobre 1986, un itinerario reso ancora più minato
rispetto al passato dalle forze del potere.
Ma
più roventi sono state e sono le sue battaglie,
più duri e spesso traumatici i colpi inferti dalla
sua satira a singoli personaggi o alle rappresentanze
istituzionali del potere, più esaltante continua ad
essere la risposta dei lettori.
Non
esiste oggi in Gran Bretagna alcun giornale realmente libero
di pubblicare notizie la cui diffusione possa compromettere
i sacri simboli del potere senza temere inevitabili,
conseguenti ripercussioni al proprio interno.
Fin
dall'inizio della sua 'avventura' in campo nazionale,
Private Eye ha sempre marciato controvento, rifiutando i
'bavagli', minacciosi o edulcorati che fossero.
La
volontà di dare precedenza assoluta alle
verità, per quanto scomode fossero, ha sempre avuto
il sopravvento, anche nei momenti più delicati in cui
una maggiore prudenza sarebbe stata auspicabile.
Da
qui la fama quasi leggendaria diffusasi sul territorio
nazionale e all'estero nei paesi di lingua
inglese.
Nelle
intenzioni dei responsabili, la linea diretta con i lettori
non è che un riconoscimento alla loro intelligenza e
al loro senso di obiettività, alla loro
capacità di giudicare criticamente, ma con
serenità, fatti e avvenimenti, verità e
circostanze denunziate, nonostante la satira volutamente
volgare e scurrìle delle sue rubriche.
Per
tali ragioni questo giornale satirico continua ad essere
bersaglio di critiche feroci, non sempre del tutto
immotivate.
La
sua satira, concentrata sulla diffusione di notizie
volutamente travisate, spesso incomprensibili agli stessi
Inglesi, e sempre riguardanti il marcio che affligge a vari
livelli la nazione, la società e la classe politica,
sembra a volte trasformarsi in una vera e propria sagra
dello scandalo, del pettegolezzo esacerbato, quasi a
raffigurare, o a prefigurare, un salotto raffinato
frequentato da trasgressori plebei, amanti solo dello
scandalo per lo scandalo.
Informazione
e intrattenimento, insomma, basati sulla formula del
joke-journalism e del journalism of investigation, dei
frequentissimi jokes verbali, dei nonsense e/o dei
tongue-in-cheek meanings, 'conditi' da un uso perfetto e
tecnicamente dissacrante dell'ironia e della satira che, a
prescindere dai toni sovente pettegoli della notizia,
sopravvive ancora oggi come un particolarissimo 'cabaret
politico' del linguaggio e dell'immaginazione.
Questa,
in breve, la sua formula 'magica', semplice quanto efficace,
nonostante il ricorso frequente al linguaggio, pedissequo e
incomprensibile di certi suoi articoli.
Su
questa impostazione, Private Eye è 'sopravvissuto',
ormai, per quaranta anni.
Al
di là, quindi, di suoi pur sempre possibili quanto,
direi, inevitabili mutamenti o diversità di
impostazione editoriale, difficilmente potrà cambiare
il destino di una testata ormai celebre, divenuta per la
gran massa dei suoi lettori, più che il simbolo
(peraltro significativo di un genere), la fonte non
inquinata delle verità scomode dell'Inghilterra di
ieri e di oggi.
Michele
Ingenito
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