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A
proposito di Gianpaolo Stella e delle sue sculture
satiriche.
di
Piero Zanotto
Un
po' Dottor Jekyll, un po' Mister Hyde, ma in senso bonario.
E naturalmente artistico. Credo che se potesse leggere
questi appunti, Robert Louis Stevenson sorriderebbe di cuore
per aver tirato in ballo pensando a GianPaolo Stella il suo
personaggio letterario che nella società vittoriana
rappresentò il moderno stregone protagonista con la
complicità di un filtro alchemico del conflitto tra
Bene e Male. Eppure la metafora, al di là di
qualsiasi estremismo filosofico, da tempo gironzola dentro
al mio cervello. Da quando, visitando in più
occasioni l' atelier di Stella in quel di Mestre e
così talune esposizioni delle sue terrecotte in
città diverse, mi si confermò netta la doppia
personalità creativa dello scultore.
Similmente
a Jekyll uomo di scienza quando si dedica alle riproduzioni
finemente elaborate manipolando l'argilla per riprodurre
reperti d'età preistorica oppure l'oggettistica,
controllata scientificamente, che fu dei Fenici, dei Celti,
dei Maya, dei Greci. Preziosità che gli hanno valso
accoglienze in più musei, compresi quelli Vaticani e
una notorietà internazionale. Hyde invece quando,
come nel caso della mostra odierna a Forte dei Marmi,
ripiega per bene la sua seriosità serrandola a doppia
mandata in uno scrigno del proprio stanzone da lavoro e
sfodera tutta la sua divertita abilità per riprodurre
in statue di diversa altezza, deformate da un innato senso
per la caricatura, personalità del mondo della
politica, dello sport e dello spettacolo.
Credo
di non essere lontano dal vero (con lui non ne ho mai
parlato) asserendo che Stella da sempre libera il suo Io
nascosto colorato
di
piccole malizie quando decide di mettere in evidenza in
queste sue terrecotte tic ed umori non soltanto fisici del
personaggio preso di... mira. Le sue sono infatti caricature
dipinte che non si limitano a restituire la somiglianza
della personalità di turno. Riesce a scavargli dentro
per portare alla luce del sole, e del divertimento di chi le
guarda possedendo in giusta dose sense of humour, l'essenza
caratteriale. Aggiungendovi un tocco di paradossalità
che altera appena a guisa di strizzata d'occhio la
realtà esteriore d'ogni figura.
Qualche
esempio? Le tre carte segnate dall'asso di cuori tenute in
mano dal suo Clark Gable nel ricordo dello scafato Rhett
Buttler del filmVia col Vento la dicono lunga sulla fama di
sciupafemmine dell'attore. Almeno dentro lo schermo.
L'Arafat che allunga una mano e che imita come fanno i
bambini la forma della pistola è l'emblema di un'arma
spuntata a proposito di quanto di drammatico avviene in
Medio Oriente. Così come la cordialità
sorridente del presidente Ciampi che porge la mano ad un
invisibile interlocutore è rivelatrice della sua
saldezza morale. Il Bossi "incazzato" che par gridare a
bocca aperta è forse un cliché superato dai
recenti eventi politico-elettorali tuttavia risponde
all'immaginario collettivo che si ha di lui.
Potremmo
continuare con ognuna delle venticinque statuette che
compongono questa nuova sfilata di figure note, che
comprendono altri politici, in primis Berlusconi e Amato,
sportivi come Schumacher (visto in sella ad un... triciclo),
attori e registri del calibro di John Ford, Eduardo De
Filippo, Woody Allen, Nanni Moretti dall'aria seccata
pensando a Bertinotti, e un Clint Eastwood infilato nel
poncho reso celebre dal film Per un pugno di dollari.
Persino un mito come Stanley Kubrick e personaggi della
musica leggera quali Lucio Dalla (che ci fa quel ragnetto
che penzola dalla ragnatela appesa al suo vestito?) e
Adriano Celentano, ovviamente in atteggiamento molleggiato e
con una gamba ingessata.
Monumenti
di Satira, come giustamente si è voluta titolare la
mostra. Sono le sculture (di una nuova serie) che continuano
a rendere gigante Gianpaolo Stella con la complicità
di quel suo intimo angelico diavoletto che con ostinazione
continuo a chiamare Mister Hyde.
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