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Il disegno satirico in ![]() |
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The
revolt of the images. The satirical drawings of Lorenzo Viani |
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I segni che rovesciano il mondo. Grafica e satira di Lorenzo Viani. |
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I disegni esposti quest'anno rappresentano una scelta e un itinerario ben precisi all'interno dell'impegno vianesco in chiave di figurazione satirica ed espressiva. Il titolo stesso della mostra rinvia intenzionalmente a un'area culturale che sarà opportuno definire nella chiave più pertinente all'utilizzo di suoi specifici segnali, da parte di un artista che di una tendenza ha fatto, a una certa altezza della sua produzione, una categoria psicologica. Lontani gli anni rissosi e anarchici della collaborazione disegnativa a fogli libertari (come La fionda) o quelli della protesta politico-sociale del ciclo contro la guerra di Libia, con questa attività grafica esposta a Forte dei Marmi siamo in epoca di assestamento sia a livello ideologico che più propriamente artistico per Lorenzo Viani. Si potrebbe parlare addirittura di fase di revisione e ricostruzione d'accento moraleggiante di un universo che non è più quello dei reietti e dei sub-umani, bensì soprattutto il cosmo delle certezze sociali, delle 'belle figure', colte tutte all'apice espressivo della loro assenza di identità più autentica, e coincidente appunto nell'esibizione dell'apparenza e della superficialità, dei valori di circostanza e delle inezie mondane dell'apparato autocelebrativo di alcune classi. Certo, il moralista è figura di chi rifiuta la realtà in mezzo alla quale vive, non in nome di un'utopia alternativa ma di un pessimismo radicale sulla natura dell'uomo, sul non-senso dell'esistere, sulla storia e sulla catena di nefandezze e di compromessi dei quali è intessuta. Dal provocatorio rigetto del contemporaneo decadimento derivano di norma atteggiamenti e posizioni antitetici: un diffuso pessimismo, legato alla consapevolezza della vita come tragedia; lo scetticismo di fondo, teso a confermare il conflitto dell'io dell'artista nei confronti del mondo; un attivismo estremo, assunto quale termine di reazione al negativo e coinvolgimento personalissimo nella prassi quotidiana. Vero è che il rigore etico di Viani osservatore della realtà verrebbe a porsi in contrasto proprio con la condizione diffusa di pessimismo e scetticismo: solo che l'artista è talmente provvisto di carica innovativa in argomento da riuscire a opporsi a qualsiasi tendenza semplicemente descrittiva, esaltando invece una globale ispirazione anarchico-contestativa nel campo spirituale ed estetico; le opere qui presenti vengono perciò strutturate da Viani su un doppio registro, vale a dire della sobrietà stilistica (faticosamente conquistata in gioventù), e della vis polemica, tradotta questa in una forte tendenza a far trasparire una realtà dolorosa sotto una superficie di apparente ridicolo. L'artista si muove dunque da un intento sostanzialmente provocatorio, per porsi subito a veicolo di un'aggressione consumata nei confronti delle figure scelte quali portatrici di negatività. Ed ecco l'abbozzo di un microcosmo affollato di profili e di scarne linearità, colti non nei loro isterismi quanto piuttosto nella lentezza delle mediocrità paludate, delle presunzioni premiate, delle ipocrisie e dei compromessi, della vanità degli atteggiamenti esteriori. Filo conduttore della penna vianesca è il tema della mediocrità, nonché della corrispondente assenza di simpatia per qualsivoglia finzione e sterile virtuosismo. Qui il bersaglio polemico sottindende abbastanza vistosamente la condanna di tutto ciò che è convenzionale, vacuo e astratto, o che si regge su falsi apprezzamenti da parte del consenso sociale. La satira per queste occasioni si nutre specialmente di succhi attinti al sarcasmo contro chi ha 'digerito' entro norme usurate e vieti formalismi gli atti creativi per eccellenza, il leggere, lo scrivere, il dipingere; magari riducendoli a merce, e imponendo alla creatività controlli estranei ai suoi propri e più autentici valori: si vedano le scene dedicate qui da Viani allo scribacchino in posa da autorevole scrivente che ammonisce "Lei ha già coperto il castelletto !", o ai diversi poeti-scrittori al tavolo di lavoro pressoché in nulla differenti dalle figure di impiegati bancari e agenti del fisco; o ancora alla riluttanza del presunto intellettuale che, ritratto nell'atto di leggere, dichiara: "mi fa indigestione ma leggo". Non manca neppure il sussiego della finta accademia ("Ho detto che il professore riceve alle tre !"), e una relativamente ampia sezione di disegni nei quali ci si fa elegante beffa del lavoro intellettuale mercificato e del feticismo vuotissimo di certe mitografie artistiche contemporanee: così lo straordinario La bestia, l'uomo, l'arte e altri insetti insieme a certe scene contemplative di un idolo-icona femminile, simbolo essa stessa di un congelamento di valori vitali che più non traspaiono nella indifferente esaltazione della circostanza; e così quindi negli strepitosi episodi di riflessione su certi significati inesistenti dell'apprezzamento borghese, dalla sapiente orchestrazione di "Su questo sedile si riposava G. Giusti stanco dei cittadini rumori" all'ironia anticelebrativa di "Qui si appoggiò Giuseppe Verdi". La stupidità umana sembra coincidere per Viani esattamente col volto grottesco di questa realtà, che si vuole presentare a livelli di eccellenza e che al contrario viene rivelata nell'inconsistenza di ogni sua apparenza. Si potrà dire persino che la satira vianesca, priva degli accenti di un'analisi rigorosa, non è moderna nella misura in cui, estraendo una sua radice aristofanesca, punta sempre e immediatamente allo scontro frontale, violentemente dialettico, con l'ambiente che ha preso di mira. Ciò cui corrisponde del resto l'assunzione di uno stile in grado di rispecchiare tale situazione di conflitto. E' Viani stesso a farci vedere quanto sia sua intenzione potenziare il linguaggio grafico di queste serie, intensificandone le possibilità parodiche in punta di penna (vedi i disegni costruiti sull'opposizione di grande/piccolo, grasso/magro, alto/basso) e coinvolgendo l'osservatore sapientemente col ricorso a una linearità assai corsiva, franta, intinta nella quotidianità quanto basta per evocare un linguaggio volgare o gergale in presa diretta, martellante su persone e cose, semplificato all'estremo e sempre in bilico tra apostrofe spontanea e calcolata arguzia. Per questo gli episodi tendono a disporsi in serie, attorno a criteri di esemplificazione paradigmatica di situazioni pur diverse ma chiare ed esplicite nel messaggio gnomico che veicolano in ogni segmento, in ogni linea continuata ai limiti del flusso. E' d'altronde certo che la risoluzione degli eventi, grandi e piccoli, in istanze comunicative ridotte al minimo come nei disegni oggi esposti, si identifica con uno dei trovati più innovativi della condizione espressionistica novecentesca, tesa a ridurre alla più scarna funzione predicativa del segno la possibilità di esprimere senza mascheramenti la più vera realtà dell'esistenza. E' l'espressione che balza in primo piano, l'esigenza del comunicare puro, l'approdo alla sostanza e al valore ultimo della creatività che fanno orbitare questa attività grafica vianesca nel pieno dell'area espressionistica: l'artista-pittore ha preso coscienza, più chiaramente di quanto non fosse avvenuto prima perché sta adesso fronteggiando un inestricabile tessuto di simboli del potere, di privilegi e di solidità moderne, della proprianon solo ideale ma reale, strutturale emarginazione. Egli avverte la personale impotenza nella ricerca di un committente non interessato all'utile dell'investimento o di un destinatario ancora capace di apprezzare, nel frastuono delle città, il suo linguaggio artistico; nel contempo, il disagio verso le varie forme di 'civilizzazione' gli fa dichiarare la coscienza del pericolo per l'imminente catastrofe dei valori futili e solo apparenti: la protesta in negativo contenuta nelle opere vianesche di tal periodo finisce per approdare appunto, non ad analisi ponderate e razionali, bensì a forme di esasperazione espressiva della soggettività; specie contro la minaccia della massificazione, cui Viani oppone la sua individualistica protesta fino alla straordinaria realizzazione del disegno "Vietato l'ingresso agli accattoni", dove la figura del reietto, unico vero titano della Storia, giganteggia e schiaccia quasi l'omuncolo chiuso nella difesa di un suo spazio di nullità. Anche nella difesa del primitivo e del povero dovremo riconoscere componenti da Viani partecipate con gli artisti dell'Espressionismo europeo, tra cristianesimo primitivo e socialismo utopico, tra difesa dell'individuo e polemica anti-positivistica. Ci accorgeremo per questa via che la protesta vianesca avviene in forma di negazione piuttosto astratta: ma è qui che consiste il dramma del suo linguaggio espressionista, costantemente indeciso fra i toni della speranza e gli accenti della disperazione, in un'analisi globalmente negativa senz'altro, ma per lo più giocata, sin dai tempi delle prime prove artistiche, sul livello delle significazioni simboliche delle figure. Sul fondo resiste l'idea, insanabile, del "crollo del regno del sogno" avvertito per esempio dal romanzo (espressionista) L'altra parte di Alfred Kubin, del 1908. Con l'ininterrotta riflessione sull'umanità disincantata che egli ama e che lo affascina, con le figure dell'autenticità (poveri, disincantati, pazzi, deformi ) che alludono oramai soltanto a se stessi e non rinviano a Supreme Verità più o meno invisibili, coi monumenti di un vivere anti-eroico, Viani ricostruisce un suo Ideale, la sua personalissima sintesi drammatica dei valori del mondo. Un disegno fra tanti rappresenta a nostro avviso il culmine di un'arte che sembra gettata in fretta e che, al contrario, accoglie il frutto di sollecitazioni molteplici: si tratta della scena di strada le cui uniche tre figure &endash; una donna con due bimbi in cammino, un uomo che minge per strada e una prostituta in attesa &endash; conducono nel testo figurato il senso più 'basso' e realistico del vivere, entro una topografia urbana di surreale astrazione, assolutamente magistrale nella forza straniante del segno: le figure di Viani esistono così, in uno spazio-tempo irregolare e squilibrato alla percezione, sul rovescio delle cose potremmo dire, portando solo la propria sconfitta e il proprio degrado in dote alla vita del mondo. Grande pregio per l'artista rivoluzionario del primo Novecento, amaro e indigeribile boccone per quel pubblico che finge di non vedersi satiricamente crocifisso in ogni centimetro dei segni vianeschi. Marcello Ciccuto Un ringraziamento particolare ad Umberto Dei, e alla famiglia Lardinelli. |
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