Il talento è ancora una volta protagonista al Museo della Satira e della Caricatura. La personale di Gianni Burato rende omaggio al vignettista veronese, straordinario artista del dettaglio, acuto osservatore della realtà , riproposta con tutte le sfumature nei suoi disegni. Sono certo che la mostra saprà  trovare la giusta accoglienza del pubblico, affezionato frequentatore del Museo al Fortino, dove la satira, strumento unico ed efficace, riesce sempre a raccontare con il sorriso, i vizi e le virtù della nostra società . In un momento come questo, in cui il pungiglione satirico è in grado di spaziare ovunque nel grande calderone della politica italiana, il graffio di Burato, sarà  senz'altro un valore aggiunto al grande curriculum del Museo cittadino.
                                                                                                Il Sindaco Umberto Buratti


Le parodie e le caricature sono le critiche più acute.
Aldous Huxley


Nel Bel Paese, dove i politici sono spesso (involontariamente) più ridicoli della più ficcante delle satire, Burato si presenta come un freddo anatomopatologo alle prese con la vivisezione del soggetto rappresentato. Affinatosi all'arte umoristica da quella mente fulgida e liberamente satirica che fu Cesare Furnari, dalle cui mani nacque Verona Infedele, inimitato foglio satirico veneto purtroppo scomparso assieme al suo scoppiettante patron, e cresciuto in maestria grafica nelle sue successive collaborazioni, come quella al Misfatto, Burato va aldilà  della caricatura essenziale, per farla crescere in umorismo e paradosso, spesso aiutato dall'ambientazione e dalla cura del dettaglio iconografico. La sua ricchezza d'inventiva, assieme ad un'acuta dose d'ironia e a una precisa osservazione della realtà , trasformano il nostro Paese dei misfatti in un mondo popolato da personaggi grotteschi e mostruosi, degni di Hieronymus Bosch, personaggi che appartengono ad una classe politica al tramonto, che stenta a lasciare spazi e poltrone. Siamo certi che il pubblico non potrà  che gradire questa galleria di incursioni provocatorie che incarnano quelle che sono le prerogative della vera satira: veicolare delle verità , seminare dubbi, smascherare ipocrisie, attaccare i pregiudizi e mettere in discussione le convinzioni.

                                                                                            Cinzia Bibolotti e Franco A. Calotti

Gianni Burato

Milo Manara

Il talento di disegnatore di Gianni Burato è talmente lampante da convincerti già  dalla prima occhiata. Se poi li osservi più a lungo, i suoi disegni rivelano un'altra diabolica qualità : la capacità  di osservazione, di individuare una quantità  sbalorditiva di dettagli che solo lui è in grado di registrare e che anche tu ti ricordi di avere visto, ma solo dopo che lui te li ha spiattellati davanti. Ma tra le capacità  straordinarie di Gianni ce n'è una particolarmente ammirevole: la cura che mette in qualsiasi cosa faccia. Ho collaborato con lui a un giornalino satirico piuttosto irregolare, Verona Infedele. Ovviamente il giornalino veniva chiuso sempre e comunque all'ultimo momento, la notte prima di consegnarlo in tipografia, anche per sfruttare tutto il tempo utile ad inserire eventuali avvenimenti recentissimi che meritassero un commento. Nel cuore della notte, il nostro impareggiabile direttore Cesare Furnari pronunciava ogni volta, convinto che fosse la prima, la frase che a noi disegnatori faceva tremare i garretti: "Bene, il giornale è fatto. Mancano solo i disegni". Per un giornalino composto al novanta per cento da disegni, quell'avverbio "solo" poteva suonare magari ironico, o minaccioso, o preoccupato. Invece no. Cesare lo pronunciava senza la minima intenzione, neppure vagamente di rimprovero, ma con il sollievo di avere terminato la sua parte, lui era scrittore, e con la serena fiducia che noi disegnatori avremmo terminato la nostra entro la nottata. Fiducia quasi mai giustificata. La fretta, la stanchezza, il sonno, il fumo, il vino (soprattutto il vino) gradualmente, col passare delle ore, inducevano noi disegnatori ad abbassare sempre di più la soglia della decenza grafica, azzerando ogni barlume autocritico. Tutti noi, tranne Gianni Burato. Lui continuava col suo passo regolare macinando disegni su disegni, sempre con la stessa cura, la stessa perfezione, la stessa ricchezza di dettagli, la stessa freschezza. Non era solo (e lo era) sacrosanto rispetto per i lettori, tanto meno era sfoggio di un virtuosismo sovrumano (non è il tipo) . Era semplicemente la spontanea inderogabile necessità  di fare bene il proprio lavoro. Potrei dire addirittura il piacere di fare bene il proprio lavoro. Anche quando, sfiniti, abbrutiti, praticamente morti, davamo gli ultimi ritocchi al carro di carnevale di Verona Infedele, carro già  rimarchevole per la cazzuta ferocia, mentre era ormai partita la sfilata per le vie della città, Gianni aggiungeva quei nuovi letali dettagli, quei contundenti particolari che rendevano il carro definitivamente indigeribile per i bersagli della satira. E anche qui per lo stesso motivo: fare bene il proprio lavoro. C'è chi pensa che se ognuno facesse bene il proprio lavoro il mondo farebbe un gran balzo in avanti. Probabilmente è vero. Il problema è che non tutti abbiamo il talento e la coscienza di Gianni Burato.

Un Burato nel paese dei burattini

Fabio Norcini

In vari saggi e interventi chi scrive ha affrontato i problemi della satira, la sua vera o presunta crisi, il suo stato di salute. Oggi purtroppo tocca constatare che è diventata, anche perché se ne parla tanto, troppo e a sproposito, impraticabile. Può anche essere un luogo comune, ma è difficilmente contestabile che, specie nel nostro paese, la realtà  dei fatti tocca tali livelli di grottesco abominio che nemmeno la più spropositata iperbole satirica può deformare o esagerare. Viene quindi a mancare la funzione peculiare dell'istituto satirico: il denudamento e ridicolizzazione del potere, mediante i quali, da sempre, ne ha almeno attenuato le brutture. Se questo non bastasse c'è
anche l'analfabetismo imperante imposto dal potere e i suoi media che destituisce di senso perfino il suo significato: quando si arriva a spacciare per satira le strapagate pasquinate dei giullari di regime televisivi vuol dire che non c'è più rimedio. Non sono quindi da invidiare quei rari esemplari antropologici che si ostinano a praticare, mediante la vignetta oltretutto, il fragile istituto retorico che, comunque, dai greci passando per Giovenale, scavalcando secoli e storia, da Rabelais ai Carracci, tramite Grosz e Bacon è arrivato nientemeno che a Forattini. Un purosangue di questa specie in via di estinzione è Gianni Burato: un cane sciolto in mezzo ai burattini aggrappati ai fili, che esercita quell'elementare diritto all'irrisione con armi desuete. Innanzitutto sa disegnare, e già  questo è un handicap, e, ancora più grave, sa pensare. Basterebbe la sua antesignana serie prima dell'avvento dell'euro (esposta proprio a Forte dei Marmi) con la vignetta che mostrava la nuova sciagurata moneta nella quale campeggiava "l'artefice" di tale bella trovata intento a martellarsi gli attributi, per farne un classico.  Formatosi nella fucina di Verona Infedele, diretta dal mai abbastanza compianto Cesare Furnari, con a fianco Milo Manara, l'ottima sua sorella Nives, Luca Garonzi e altri talenti, Burato ha fatto tesoro di tale esperienza, periferica e vernacola quanto si vuole, ma proprio per questo unica e nodale. Qui ha compreso che il vignettista deve essere una sorta di terrorista e le sue tavole bombe che scoppiano, facendo saltare conformismi e opportunismi, corruzioni e malcostume. E Verona Infedele in ciò fu maestra, svolgendo una funzione moralizzatrice sulla città, non solo con la pagina stampata, ma con manifestazioni ed happenings di dirompente causticità, con Gianni tra i più attivi realizzatori. Dopo aver dato vita all'ottimo portale pensopositivo.it, il primo tentativo in rete, il nostro ha scontato la sua bravura negli anni di mediocrità  imperante e di incompetenza trionfale. Non è per caso che lo si ritrovi, oggi, sulle pagine del MisFatto, uno dei pochi tentativi di reviviscenza satirica, pur con i tanti limiti, vitale. Sul quale passa però solo una piccola parte della sua magnifica ed "eversiva" produzione. Ragione, questa, che rende benvenuta una sua mostra, che ricordi ciò che veramente dovrebbe rendere tale un vignettista: innanzitutto una coerenza stilistica nella quale il disegno renda "più vera la copia della realtà  disperata" (Ripellino)  e il testo provochi quel corto circuito che faccia esplodere comodi schemi mentali.


Gianni Burato

Nasce a Verona dove vive e lavora. Artista eclettico con una disposizione naturale per il disegno che sviluppa con grande creatività, utilizzando tutte le tecniche. Grande talento e una sensibilità  non comune lo portano a creare illustrazioni raffinate per le maggiori testate, come le celebri copertine per Il Venerdì di Repubblica o la collaborazione a Cuore.
È tra i fondatori, con Milo Manara, del giornale satirico Verona Infedele. Nel 1995 vince, nella sezione multimediale, il 1° Premio Internazionale di Satira Politica di Forte dei Marmi disegnando il CD interattivo MegalomaNet, riconosciuto anche dalla Apple Italia. Nel 1998 è premiato nuovamente al Premio Satira di Forte dei Marmi con il Premio speciale Pino Zac per le illustrazioni satiriche dedicate all'Euro. Attualmente collabora a Il Fatto Quotidiano, al Misfatto e a II Ruvido. La satira non esaurisce la sua vena creativa. Lavora per le più importanti Agenzie di pubblicità . Crea illustrazioni per la Ferrero, il Gruppo Volkswagen, Chevrolet, Ferrari Spumanti, Aeroporto Catullo, Telecom, Unicredit e alcune fra le maggiori case vinicole Italiane. Suo il marchio del famoso Festival internazionale dei Giochi di strada Tocatì. Attualmente collabora con gli architetti-designers Mendini e con Clear Channel Communications. Ha illustrato svariati libri per le più note case editrici. Il suo segno è inconfondibile: preciso, espressivo, ricco di particolari, suggestivo e ama esplorare con successo qualsiasi nuova tecnica. Le sue opere sono state esposte in Italia e all'estero