A vida é mais dura só depois do carnaval
A apatia é grande e a crise é geral
(Ratos de Porão

 

Ma cos'è questa crisi?
di Fabio Genovesi



Ma cos'è questa crisi? La domanda è semplice, la risposta molto meno.

Anche perché è difficile isolarla, questa crisi, da tutte le altre che stanno in giro. Crisi dei valori, crisi di identità, c'è pure la crisi delle vocazioni. Il mercato dei dischi è in crisi per la musica scaricata in rete, e il cinema italiano è in crisi dal giorno in cui hanno inventato la cinepresa. Per non parlare delle crisi di coppia e di quelle di governo. Insomma, la crisi è ovunque, è diventata la regola generale, una realtà ormai affermata e vincente che pare non conoscere crisi.

Ma questa crisi in particolare, la crisi economica di cui si parla tanto, non è facile da considerare. È subdola, sfuggente, è un'anguilla nel mare delle interpretazioni. Appena pensi di averla afferrata ti scivola tra le dita, si divincola e scappa via.

L'altro giorno, per esempio, pensavo di averla capita. Un amico mi stava dando un passaggio in centro con la sua auto, che è una vecchia ma gloriosa Fiesta grigia metallizzata. Ci fermiamo a un semaforo, e dal marciapiedi arriva rapido il lavavetri pronto al suo lavoro. Ma si blocca, studia bene l'auto e noi, poi si china al finestrino e chiede quanto vogliamo per la macchina. Io non so cosa dire, ma il mio amico è già lì che scuote la testa e sventola le mani e ripete con tono stufo che no, l'auto non è in vendita, inutile insistere. Arriva il verde e ripartiamo, e lui mi spiega che questa storia va avanti ormai da un pezzo: lavavetri, senegalesi, badanti filippine, appena vedono la Fiesta gli fanno un'offerta per comprarla. E in effetti sì, ok, non è proprio nuova, e in condizioni normali il mio amico l'avrebbe cambiata da un bel po'. Ma sai, ora come ora, con questa crisi...

E di colpo ho pensato di aver capito cos'è, questa crisi: è il sogno degli immigrati, che si realizza però alla rovescia. Cioè, molti extracomunitari sono arrivati in Italia sperando di raggiungere il tenore di vita degli italiani, poi è arrivata la crisi e siamo noi che planiamo verso il loro.

E magari non sarà una notizia allegra, ma almeno io sono molto allegro di aver capito tutto, finalmente. Lo dico al mio amico, che non riesce a gioirne fino in fondo, poi però arriviamo in centro e mi rendo conto di non aver capito proprio niente.

Perché le vie della città sono ingolfate di auto nuovissime e giganti, ferme in fila per raggiungere lo shopping nei negozi più prestigiosi, o ristoranti esclusivi che per cenarci a Pasqua devi aver prenotato almeno a Ferragosto dell'anno prima. E mentre aspettano in coda, gli italiani chiacchierano attaccati a telefoni sempre più spaziali, carezzando piccoli cani appena ritirati dall'estetista.

E allora, in mezzo a questo spettacolo, è difficile capirla questa famosa crisi. Perché di economia io ne so poco, ma mi hanno detto che in un momento di crisi economica i primi beni a sparire sono quelli di lusso. E quindi, così a occhio, direi che in Italia questa famosa crisi non c'è. A parte il mio amico, che mi dà un passaggio col suo cesso di macchina, la crisi ci ha saltati. È partita dagli Stati Uniti e ha scavalcato l'Atlantico per picchiare sull'Europa, ma proprio al confine francese, verso Ventimiglia, deve aver trovato un dosso e ci è passata sulle teste senza toccarci. Che culo! E noi fortunelli possiamo andare avanti coi centri estetici e gli aperitivi senza sosta e occhiali da sole così giganti che richiedono un condono edilizio. Perché stiamo bene, perché la crisi ci ha saltati.

Oppure...oppure semplicemente sono io che sbaglio i punti di riferimento. Perché la crisi non ci ha saltati. Ci ha beccati in pieno come gli altri. È una crisi meticolosa, che non trascura nessuna nazione. Solo che ognuna ha reagito a modo suo, e noi italiani a forza di sentirci dire che non dobbiamo farci spaventare, che i consumi non devono rallentare, che l'unico modo per tornare ricchi è spendere tutto quello che ci resta, non ce la siamo sentita di rinunciare ai lussi. E abbiamo preferito eliminare i beni di prima necessità.

Sì, insomma, piuttosto che disdire una cena a tartufi e ostriche, non è meglio saltare i pasti della settimana successiva? E perché vendere il SUV modello camionetta militare, se posso risparmiare pernottando in un bel cassonetto. E sarebbe da scemi privarsi di una settimana alle Isole Vergini, quando abbiamo due reni quasi nuovi da piazzare sul mercato degli organi.

Insomma, la crisi c'è anche in Italia, ma vive nascosta dietro una splendida cortina di benessere. E se volete stanarla, dovete muovervi la notte, quando i griffatissimi italiani subiscono un'orribile mutazione, abbandonano lo splendore del giorno e si dedicano alla sopravvivenza, come licantropi dell'economia globale.

Col buio, girano per le vie secondarie e battono i cassonetti in cerca di qualcosa che gli valga il prossimo pasto. Ferro vecchio, mobili da aggiustare, avanzi di cibo, cacciagione.

Se ci fate caso, un sacco di animali carini ma commestibili stanno sparendo intorno a noi. Le famigliole di anatre che nuotavano negli stagni, e gli scoiattoli nei parchi, e nelle case si registra un inquietante aumento degli acquari vuoti.

E quindi se volete davvero vederla in faccia, questa crisi, datemi retta e muovetevi nelle tenebre. Io stanotte faccio proprio così.

Prima di uscire però chiudo a chiave il gatto. I vicini lo guardano in modo strano, ultimamente.