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LE
SCHEDE
DEI
GIORNALI DI
TRINCEA
di Cinzia
Bibolotti
e Franco A. Calotti
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DIE
MUSKETE 1905
Settimanale
umoristico illustrato, molto elegante nella veste
grafica, ebbe larghissima diffusione al fronte. Con
redazione a Vienna, si occupò
prevalentemente di temi politici e sociali,
distinguendosi in questo dalla maggior parte dei
giornali presenti nelle trincee italiane, che si
occupavano preferibilmente della vita dei soldati.
I maggiori illustratori dell'epoca si alternarono
nella stesura della rivista, da Carl Josef, Rudolf
Hermann, Hans Strohofer a Karl Alexander Wilke e
Franz Wacik. Uscì fino al 1941. Die Muskete
era anche editore di cartoline con una forte
caratterizzazione politica, sicuramente rivolte
più al cittadino che al soldato,
SIMPLICISSIMUS 1896
Fondato
dall'editore Albert Langen con lo scopo di
denunciare i mali politici e sociali della
Germania, fu sempre una bandiera di libertà
democratica e un vero e proprio capolavoro di
satira politica, come lo definirono Tolstoi e
Ibsen. Vi collaborarono il poeta Ludwig Thoma, gli
scrittori Thomas Mann, Frank Wedekind, e i
disegnatori al vetriolo Thomas Theodor Heine (fu
lui l'autore del famoso mastino rosso che
simboleggiava la rivista), Bruno Paul, Wilhelm
Schultz, Ferdinand von Reznicek, Olaf Gulbransson,
Karl Arnold, Kathe Kollwitz, George Grosz, che
subirono processi e reclusione oppure furono
costretti all'esilio. Fu l'unico periodico che
osò criticare i pilastri sui quali poggiava
la società guglielmina: esercito,
burocrazia, clero e a ridicolizzare lo stesso
Guglielmo II per le sue manie oratorie e
pittoriche. Interruppe le pubblicazioni nel 1944
per riprenderle dal 1954 fino al 1967.
LA BAJONNETTE 1915
Il
primo giornale satirico di guerra francese fu A la
bjonnette, che mutò poi la sua testata
dapprima in A coups de bajonnette e poi
semplicemente in La Bajonnette. Gli artisti,
impegnati prevalentemente sui temi della Grande
Guerra (che peraltro presentavano tra le pagine
anche situazioni di vita quotidiana), erano tra le
firme più celebri dell'epoca: Paul Iribe,
Henri Gerbault, Albert Guillaume, Charles
Léandre, Sem (Georges Goursat), Pierre Cami,
Adolphe Willette, Francisque Poulbot, Gus Bofa
(Gustave Blanchot), Hermann Paul, Louis Raemaekers,
assieme agli italiani Leonetto Cappiello, Cesare
Giris, Enzo Manfredini, Giulio Toffoli. Notevoli i
numerosi paginoni centrali a colori.
LE RIRE 1894
Fu
una rivista umoristica di grande popolarità
fondata a Parigi da Felix Juven nel 1894, in piena
belle époque, ed uscita fino agli anni '50.
Apparve in un momento in cui la borghesia parigina,
ormai benestante, era più incline ad
interessarsi alle arti e ai piaceri della vita e
questo tipo di pubblicazione soddisfaceva ogni sua
curiosità. Si occupò dell'affare
Dreyfus (lo scandalo esplose proprio nel 1894)
cercando di sfruttare i sentimenti
anti-repubblicani. Le illustrazioni erano
cromolitografie a piena pagina disegnate dai
migliori artisti: Téophile Steinlen, Henri
de Toulouse-Lautrec, René Georges
Hermann-Paul, Charles Léandre, Manuel Luque,
Juan Gris (José Victoriano Gonzalez),
Georges Meunier, Jean-Louis Forain, Adolphe
Willette, Leonetto Cappiello, Caran D'Ache
(Emmanuel Poiré), Albert Guillaume, Joaquin
Xaudarò, Jules Grandjouan, Lucien Metivet,
Jules-Alexandre Grun, Francisque Poulbot. Durante
la Prima Guerra Mondiale si trasformò in un
giornale di propaganda ed uscì con il titolo
"Le Rire rouge".
L'ASTICO 1918
Giornale
della IX Divisione e della I Armata, era "tutto
scritto, tutto composto, tutto stampato da soldati
(...) in faccia al nemico", come vantava. Era
particolarmente gradito ai soldati, che
frequentavano volentieri la redazione che si
trovava nel vicentino, a Piovene, alla base della
Val d'Astico e conteneva anche una rubrica dei
lavori "artistici" fatti in trincea. Fra i
collaboratori Piero Jahier, artefice del giornale,
che si firmava Barba Piero (Zio Piero in genovese),
Giuseppe Lombardo Radice che si firmava con lo
pseudonimo di Il filosofo Grigio-ferro, Emilio
Cecchi, il Cap. Battistella e Francesco
Ciarlantini, promosso ufficiale per meriti di
guerra pur avendola iniziata come soldato semplice.
Uscirono 39 numeri dal 14 febbraio al 10 novembre
1918; dal n. 37 il sottotitolo diventò:
"Giornale delle trincee della I Armata".
LA TRADOTTA 1918
Fu
il più noto, il più diffuso e il
più letto giornale di trincea, al fronte e
nel Paese. Ideato dal colonnello Ercole Smaniotto,
edito dalla III Armata, era stampato a Mogliano
Veneto e tirato in 52.000 copie. Si avvalse della
collaborazione di grossi nomi: Renato Simoni,
Arnaldo Fraccaroli, Enrico Sacchetti, Antonio
Rubino, Umberto Brunelleschi, Giuseppe Mazzoni,
Gino Calza Bini, Riccardo Gigante, che con penna e
pennello diedero vita ad articoli, strisce e
personaggi insuperati. Tra i personaggi
indimenticabili, il soldato Baldoria (creato da
Fraccaroli), il caporale C. Piglio (creato da
Rubino), l'imboscato Apollo Mari, il fante Mattia
Muscolo, il nemico Max Pataten, tedescaccio ubriaco
giorno e notte, il dott. Bertoldo Ciucca,
inventore, nella sua inutile eterna lotta contro
gli imboscati. Le leggiadre figure femminili,
grazie ad Umberto Brunelleschi, ebbero uno spazio
sconosciuto negli altri giornali. Del giornale
uscirono 25 numeri dal 21 marzo 1918 al 1°
luglio 1919 e tre supplementi al numero 18.
IL RAZZO 1918
Giornale
della VII Armata, dai contenuti semplici, in bianco
e nero, iniziò ad uscire ad aprile 1918.
Articoli, poesie e sciarade erano permeati da un
garbato patriottismo. Una rubrica particolare fu
dedicata ai decorati dell'Armata. La prima pagina
riportava a volte tavole dedicate alla giornata del
soldato delle diverse Armi, agli attrezzi, alle
armi dei soldati, o ai Governanti nemici. Fra i
redattori ricordiamo il Cap. Agno Berlese,
inventore della rubrica Le Memorie di Eusebio
Taspetta, Giuseppe Fanciulli, Ulderico Tegani,
Guido Stacchini, Pasquale De Luca. Curata anche la
pubblicità in chiave umoristica: Novecentol
lava la fronte, Resisteol fortifica l'organismo,
Obiceol distrugge l'austrococco, Barberal uccide il
microbo della malinconia... Queste
"pubblicità" pur non firmate erano disegnate
da Luciano Ramo ed alcune divennero cartoline in
franchigia della serie Y.M.C.A.. Come illustratori
collaborarono oltre a Luciano Ramo, Mario Lucini,
Muggiani, Ferruccio Ganassi, Tommaso Cascella.
Stampato a Brescia, presso i F.lli Geroldi.
Uscirono 31 numeri dall'11 aprile 1918 al 3
novembre 1918, più un numero speciale per
celebrare la Vittoria, di formato ridotto ma molto
ricco di immagini anche a colori.
SIGNOR SI' 1918
Giornale
dell'Armata degli Altipiani uscì nel giugno
1918. Stampato in ottavo, con veste tipografica
ricca e pagine numerose, era diretto da Carlo
Ridelli. . Pubblicò soprattutto novelle,
racconti, articoli e poesie. Si avvalse
saltuariamente della collaborazione dello storico
Pietro Silva, degli ottimi disegnatori Vamba (L.
Bertelli), Gabriele Galantara, Piero Mazzuccato,
Enzo Morelli, Nullo Musini, Aroldo Bonzagni, Aldo
Bruno e Salvadori, che illustrava le pagine
centrali. Caratteristica del giornale fu la
pubblicazione di testi in lingua inglese, francese
e cecoslovacca in considerazione del fatto che
l'Armata era composta da militari interalleati. Era
stampato a Vicenza, dapprima presso le arti
grafiche G. Rossi, Ger. Resp. E. Del Corno, poi a
Milano, presso la Società Ed. Milanese, Ger.
Resp. L. Velato. Uscirono 11 numeri, anche se
l'ultimo, quello celebrante la Vittoria, recava la
numerazione 11/12, dal 27 giugno 1918 al 20
novembre 1918.
SAN MARCO 1918
Periodico
trimestrale dell'VIII Corpo d'Armata, curato nella
fattura e impreziosito dalle tavole del pittore
Filiberto Mateldi. Gerente Antonio Bonfanti, fu un
periodico dalle ambizioni letterarie (con testi di
D'Annunzio e Guido da Verona), forse
intellettualmente inadatto alla massa dei lettori
cui era diretto. Nel primo numero, stampato il 24
maggio 1918 si legge fra l'altro: "abbiamo dato al
nostro giornale il nome benaugurale di San Marco
non per obbedire a un vezzo retorico o
letterario... San Marco significa la libertà
di nazione marinara quale l'Italia è. San
Marco significa Venezia, e con Venezia,
ahimè, l'Adriatico. Ma significa anche le
mete prossime nostre: Udine e Cividale e Feltre e
Belluno, ma anche Rovereto e Trento, Gorizia e il
Carso, Trieste e Pola, Zara e Valona". Stampato
dalla Casa Editrice Alfieri & Lacroix di
Milano, ne uscirono otto numeri dal 24 maggio 1918
al numero 8, datato 'Secondo numero di agosto'.
SAVOIA 1918
Fece
la sua comparsa il 27 giugno 1918; ne furono
pubblicati 9 numeri dal XXVIII Corpo d'Armata; il
nono numero portava la numerazione 9-10, mentre il
numero 7 era uscito duplice con la stessa data del
20 settembre 1918, ma con sostanziali differenze di
pagine. Aveva il formato di un quotidiano a quattro
pagine, in bianco e nero con qualche disegno in
seppia. La sua testata si fregiava delle parole di
Emanuele Filiberto di Savoia: "Sul Piave si vince o
si muore". Era un giornale serio con molti articoli
riferiti alla guerra, avvenimenti, commemorazioni,
episodi eroici. Nella parte umoristica non fu mai
volgare o salace. Qualche volta stigmatizzò
i capovolgimenti che alcuni ideali borghesi
subirono a causa della guerra. Era stampato a
Venezia, Off. Graf. C. Ferrari.
LA GHIRBA 1918
Giornale
delle Armate di Riserva (V e IX) può essere
inserito nella rosa dei migliori giornali di
trincea. Fantasioso, qualche volta grassoccio,
aderente al suo programma "la guerra è
amara, addolciamola con l'allegria" era un
concentrato di risate e di buonumore. Una pagina
era scritta dai militari, dove, secondo
l'invito-programma del primo numero, allegria e
buonumore, prelevati direttamente dalla bisaccia
del soldato, dovevano rifornire il giornale per
rendere la guerra meno amara. La Ghirba (ovvero la
pelle, la vita) era diretto "con la penna e col
pennello" dal futurista Ardengo Soffici,che ne era
stato anche l'ideatore, avvalendosi della
collaborazione di illustratori del calibro di
Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Guillermaz,
Giglioli, Attilio Mussino, De Mas e per il disegno
di prima pagina del sergente Canevari o del
caporale Aldo Zamboni. Fu stampato con frequenza
settimanale prima a Castiglione delle Stiviere
(Mn), tip. Bignotti & Figli, dal maggio 1918 a
Bergamo dall'Istituto Italiano Arti Grafiche; dal
30 giugno a Ostiglia-Verona dalla Soc. A.Mondadori.
Uscirono 29 numeri dal 7 aprile 1918 al 31 dicembre
1918.
IL MONTELLO 1918
Giornale
quindicinale dei soldati del Medio Piave (VIII
Armata), fu diretto da E. Beltrami. Ai militari
veniva distribuito gratuitamente, altrimenti
costava una lira a numero. Il primo numero
uscì il 20 settembre 1918 con un disegno di
Sironi in prima pagina. Si distaccò, grazie
ad una grafica elegante, dagli altri giornali e
risentì nell'impostazione, nei disegni e in
alcuni scritti, dell'esperienza futurista. Vi
collaborò anche lo scrittore Massimo
Bontempelli e il futurista Francesco Cangiullo.
Allegro, scanzonato, non mancò di sciarade e
concorsi a premi in denaro. Ebbe anche intere
pagine di pubblicità commerciale. Uscirono
quattro numeri; l'ultimo a novembre 1918 con
l'indicazione Numero Straordinario; era stampato a
Milano dallo Studio Ed. Lombardo, Ger. Resp. E.
Borioli.
LA TRINCEA 1918
Settimanale
dei soldati del Grappa (IV Armata), creato ed
animato dal capitano di artiglieria Eugenio
Gandolfi, giornalista, comparve il 16 gennaio 1918,
in vesti dimesse, e smise la pubblicazione il 16
gennaio 1919 dopo 35 numeri. All'inizio era
prodotto quasi esclusivamente con i contributi dei
"lettori artisti" ossia dei soldati ed arricchito
dall'intervento dei grafici Carlin (Carlo
Bergoglio) e Cavarzan (Andrea Prosdocimi). Lungo la
strada diventò a colori - il primo numero a
colori è quello del 23 giugno 1918 - e
ricchissimo di disegni e rubriche, cambiando ben
cinque volte la grafica della testata. I soldati
parteciparono sempre attivamente alla compilazione
del settimanale, che ebbe fra i collaboratori
scrittori di fama come Grazia Deledda, Salvator
Gotta, Mario Mariani, Guido da Verona, Ferdinando
Paolieri, Durante, Salvatore Barzilai e grandi
firma della grafica quali Aroldo Bonzagni, Mario
Bazzi, Luigi Daniele Crespi e Duilio Cambellotti,
Renzo Ventura (Lorenzo Contratti),Adolfo e Carolis,
Cavarzan, Camerini, Guasta. Inizialmente stampato a
Vicenza, presso le Arti Grafiche Vicentine G.
Rossi, Ger. Resp. G. Ercole, dal numero 19 si
spostò a Milano, Stab. Graf. Matarelli, Ger.
Resp. A. Prestinari.
LA VOIUSSA 1918
Edito
presso la Regia Officina Tipografica, fu diretto da
Gino Perez. Il primo numero uscì il 31 marzo
1918. Fu uno dei giornali editi per le truppe
italiane in Albania. Non ebbe collaboratori di
rilievo, né una veste tipografica brillante.
Stampato in bianco e nero con il formato di un
quotidiano di quattro pagine, usciva la domenica,
alternando notizie, avvenimenti, poesie e racconti
di soldati, freddure e barzellette talvolta
grossolane. Uscirono 28 numeri dal 31 marzo 1918 al
1° febbraio 1919; l'ultimo numero porta
l'indicazione in alto a sinistra: Secolo II - Anno
ultimo N. (a piacere).
SEMPRE AVANTI 1918
Fu
l'organo del II Corpo d'Armata in Francia e
inizialmente doveva essere un quotidiano. Ben
fatto, un occhio rivolto agli alleati, didascalie
trilingue sulla prima e l'ultima pagina, era ricco
di disegni, caricature, fotografie e conteneva
articoli davvero interessanti. Al giornale
collaborarono Ungaretti e Erich K. Suckert
(Malaparte) e per la parte grafica Golia (Eugenio
Colmo), Faino, Leonetto Cappiello, Enzo Manfredini.
Uscì fino al 1919, era edito a Parigi presso
Imp. Artistique Lux, Ger. Resp. A. Dereinz.
LA GIBERNA 1918
Era
un settimanale di otto pagine, di umile formato e
carta povera, con la testata in due colori, nero o
rosso. Era espressione dell'Ufficio Propaganda
interna e si rivolgeva all'Esercito in generale.
Direzione ed Amministrazione erano a Roma. Il primo
numero fu pubblicato il 3 marzo 1918, l'ultimo
numero il 5 gennaio 1919. Nonostante le vesti
dimesse, ebbe particolare fortuna nella rubrica dei
lettori, tanto che dal 16 giugno uscì La
Giberna dei lettori, composta esclusivamente da
scritti e disegni inviati dai militari. Una
particolare rubrica, Passa l'aeroplano, era rivolta
a controbattere la propaganda austriaca e tedesca,
soprattutto quella fatta con i volantini al fronte.
Vi collaborarono i disegnatori G. Rosso
(Gustavino), Filiberto Scarpelli, Golia (eugenio
Colmo), Nasica (Augusto Majani), Barbieri,
Montanari. Il giornale dedicò anche uno
spazio ai poeti vernacoli, dove comparvero, fra le
altre, poesie di Salvatore Di Giacomo.Era stampato
a Milano dalla Soc. Ed. Milanese, Ger. Resp. D. De
Amici.
IL GHIBLI 1918
Settimanale
di otto pagine a colori pubblicato a Tripoli, in
Libia dai reparti italiani, presso la Tipolit. Del
Governo, con disegni a firma di Aly, Cocchi e
Kerry. Iniziò le pubblicazioni il 1°
settembre 1918, e terminò, dopo 26 numeri,
il 30 giugno 1919. Si distingueva per alcune
didascalie umoristiche sempre presenti: "Non si
fanno abbonamenti neanche per ischerzo - Si
pubblica quando ai soldati fa comodo - Inserzioni:
non se ne accettano: Per i testardi due lire al
rigo - Costa, per i soldati, nemmeno un centesimo,
per gli ufficiali e borghesi, minimo due soldi". La
testata, che all'inizio mostrava il disegno di un
coloniale soffiante il titolo del giornale,
sarà cambiata per necessità, come
riportava il numero del 7 dicembre 1918: "Per
mancanza di inchiostri litografici, che si
attendono quanto prima dall'Italia, è
costretto ad uscire in questo numero, senza
illustrazioni, ed in formato ridotto".
IL GIORNALE DEL SOLDATO 1899
Fondato
nel 1899 dall'allora Cap. Giuseppe Lo Monaco-Aprile
con l'intento di "contrapporre scritto a scritto",
ovvero di controbattere la campagna di
disgregazione avviata dalla stampa, specialmente di
sinistra, contro l'Esercito. Stampato a Milano
nello Stab. Tip. Concordia, durante la 1a Guerra
Mondiale fu diretto da Enrico Barni e
conservò alcune rubriche, come quella delle
novelle e dei "bagliori storici" risorgimentali,
introducendone altre, su indicazione dell'Ufficio
Stampa e Propaganda, nelle quali fu dato ampio
spazio alla collaborazione dei soldati. Ebbe come
collaboratori i disegnatori Scarpelli, Bisi,
Sacchetti, Yambo (Enrico Novelli), Rubino e Guasta,
Dopo la fine della Guerra cambiò la testata
in "Il Giornale di tutti" e poi in "Il Giornale di
terra, del mare, del cielo" ed uscì fino al
1939.
DALLA TRINCEA 1918
Giornale
del combattente della 58a Divisione. Si conoscono
solamente tre numeri: il primo, datato aprile 1918,
porta l'indicazione "numero quasi unico più
che raro" il secondo, del giugno 1918, "causa
l'azione il presente numero non ebbe vasta
pubblicazione" il terzo numero è dell'agosto
1918. Gli articoli firmati portano i nomi di
Giacinto Cottini, sergente Gino Andreotti, qualche
altro si firma con lo pseudonimo "Uno di Pisa", del
resto la Divisione dovrebbe comprendere anche la
Brigata Lucca. I disegni sono firmati da Brivido
(Alberto Manetti). Stampato a Milano dalla
Litografia S. Tavelli & C.
LA VOCE DEL PIAVE 1918
Settimanale
dell'XI Corpo d'Armata, edito dalla Zona di Guerra,
tipografia de La Voce del Piave, Dir. A. Bauzano.
Era venduto a 5 centesimi e usciva la domenica
"quando non si combatte". Ne uscirono 29 numeri,
dal 1° numero pasquale del 1918 al numero 29
del 20 ottobre 1918; il giornale continuò la
pubblicazione con il numero unico La Voce del
Tagliamento datato 3 novembre, ma uscito in data
successiva (porta infatti anche l'indicazione:
Gorizia, Natale 1918). La testata de La Voce del
Piave, che poteva essere indifferentemente in nero
oppure in rosso, non è firmata; mentre la
testata de La Voce del Tagliamento è firmata
da Burattini. Gli scritti generalmente non sono
firmati; le illustrazioni sono disegnate da Giove
Toppi, G. Vitelli, Gischiat (G. Schiatti), G.
Vitelli, Alden. Fra le rubriche da citare
l'Epistolario di Pippo Buffa, il soldato che scrive
alla sua amata.IL TREDICI 1918
Giornale
settimanale del XIII Corpo d'Armata. Uscirono 15
numeri dal 12 maggio 1918 al 15 ottobre del 1918,
più un numero straordinario del giugno 1918.
Epigono litografato dei giornalini locali
dattiloscritti, costituisce il naturale seguito de
Il Fifaus, foglio ciclostilato del XIII Corpo
d'Armata. Articoli e rubriche, all'insegna del
disprezzo per la politica, generalmente non sono
firmati, tranne qualche rara indicazione di
militari come il Magg. M. Vandagna, Serg. Oliveri,
soldati Speranza, Sanvito. Nelle illustrazioni si
riconoscono le firme di M. Gelodi, Tony, C.P.
A.Nan.
LA MARMITTA
Giornale
del 137° Reggimento Fanteria, Brigata
Barletta, Zona di guerra, Tipografia del Trulla,
Gerente resp. Fifilino. Il giornale era nato come
ciclostile scritto dai militari e proseguì
con varia frequenza. Ne uscirono 30 numeri, dal
1° numero dell'11 febbraio 1918 all'ultimo del
6 ottobre 1918, dopodiché seguì il
reggimento in Albania. Il primo numero si fregiava
di un editoriale molto paternalistico "Ai miei cari
soldati", firmato "Il vostro Colonnello", in cui si
teorizzavano le funzioni del giornale come
incoraggiamento alla spensieratezza. Si
interessò soprattutto alla cronaca locale.
IL PICCOLISSIMO
Giornale
tirato in 40.000 copie, destinato ai ragazzi del
Lazio ai quali veniva distribuito gratuitamente,
era edito dalla sezione propaganda del Comitato
laziale dell'unione insegnanti italiani e dalla
Biblioteca giuridica della R. Università di
Roma per illustrare "le sacrosante ragioni della
nostra guerra". Stampato presso l'Off. Poligr.
Italiana di Roma, gerente resp. E. Fratoni. Alla
fine del 1917 scompaiono sottotitolo e Biblioteca
giuridica. Il giornale uscì fino al 1919
senza una regolare cadenza. Diretto dal Prof.
Pietro Fedele dell'Università di Roma, ebbe
fra i redattori Francesco Acerbi, Eloisa Battisti,
Giovanni Cena, Giuseppe Zucca, Angiolo Silvio
Novaro, Luigi Pietrobono e come disegnatore Duilio
Cambellotti.
LA VITTORIA
Numero
unico dell'VIII Armata, Milano, Bertieri Vanzetti,
Luglio 1918. Articoli non firmati e molte
illustrazioni firmate da Gustavino, Attilio Mussino
e Aldo Mazza.
LA VITTORIA
Numero
unico per il Prestito Nazionale, Genova, 5-25
febbraio 1917. Direttore: Gen. Luigi Cadorna.
Disegni a firma di Tarquinio Sini e Girus (Giuseppe
Russo).
IL FANTE
Giornale
militare edito a cura del Comando Battaglione
Brigata Catania. La veste tipografica è
quella di un ciclostilato manoscritto con vignette
umoristiche. Il primo numero risale al settembre
1917, il secondo numero, del 20 settembre 1917,
è doppio.
LA BAIONETTA ... ET ULTRA
Giornale
ciclostilato della Brigata Emilia. Il primo numero
risale al 14 febbraio 1918, l'ultimo, il numero 20,
al 20 settembre 1918. Alcune illustrazioni sono
firmate da Cellini.
LE FIAMME
Numero
unico per le truppe d'assalto, del 22 settembre
1918. Ostiglia (Verona), A. Mondadori. Molte foto,
illustrazioni a colori e vignette non firmate.
Contiene il Decalogo dell'Ardito.
IL FIFAUS San Pietro d'Isonzo, 14 giugno 1916.
Giornale
'semiserio' dattilografato per il XIII Corpo
d'Armata.
FOGLI VOLANTI TRIESTINI Trieste, 1904.
Settimanale
di orientamento filo-austriaco, se ne conoscono le
uscite fino al 1917. Durante la Prima Guerra
Mondiale era sottoposto alla censura delle
autorità austriache, che ancora occupavano
la regione triestina. Direttore Giuseppe Magazzin,
disegnatori Luca Fornari e H. Fiegee.
ALLA BAIONETTA! Milano, 1915
Giornale
militare, umoristico e illustrato, uscì
settimanalmente dal 3 ottobre 1915 al 6 febbraio
1916. Vi collaborarono i disegnatori Adriana Bisi
Fabbri (Adrì), Bazzi, Brenno, Crespi,
Camerini e molti altri.
NUMERO Torino, 1914
Settimanale
umoristico illustrato, a tratti mensile,
uscì fino al 1922. Creato dal giornalista
Nino Caimi assieme a Pitigrilli (Dino Segre) e al
disegnatore Golia (Eugenio Colmo), che vi ebbe un
ruolo predominante, era un periodico raffinato con
indirizzo interventista ed antiaustriaco. La
vivacità dei contenuti e l'alta
qualità delle immagini erano assicurate da
una schiera di collaboratori che rappresentavano le
migliori "firme" dell'epoca. Oltre a Golia troviamo
sin dall'inizio disegni di Filiberto Scarpelli,
Aldo Mazza, Luigi Bompard, Sto (Sergio Tofano),
Nasica (Augusto Majani), Giulio Boetto, Aroldo
Bonzagni, Enrico Sacchetti, Giovanni Manca,
Marcello Dudovich, Bruno Angoletta, Gustavino,
(Gustavo Rosso), Mario Fiorini, Icilio Bianchi,
Carlo Biscaretti, Cavarzan (Andrea Prosdocimi).
L'ON. 509 Livorno, 1916
Settimanale
umoristico illustrato, fondato dal disegnatore Gino
Gamerra, uscì dal 20 agosto 1916 al 1917.
Con il titolo, che allude ai 508 deputati
parlamentari, palesò da subito le intenzioni
canzonatorie della classe politica del tempo. Vi
collaborò il disegnatore Giove Toppi.
Il 420 Firenze, 1914
"Mortaio
satirico italiano", settimanale fondato da Giuseppe
Nerbini, uscì dal 13 dicembre 1914 al 7
maggio1944. Dapprima interventista antitedesco, poi
filofascista. Collaborarono al primo 420 le
migliori matite del tempo, quali Enrico Sacchetti,
Yambo (Enrico Novelli), Mario Fiorini, Filiberto
Scarpelli, Foggini, poi il giornale formò
una schiera di disegnatori dal tratto più
popolaresco: Gino Gamerra, Parenti, Buriko (Antonio
Burattini), Gischiat (Gino Schiatti), Brivido
(Alberto Manetti).
IL RESPIRATORE 1916
Uscì
fino al 1918 senza una regolare periodicità
("Esce quando gli piace e quando c'è chi
paga la carta"). Era destinato al 94°
Reggimento e conteneva molte illustrazioni.
LAVORATORE, ASCOLTA! Parma, 1918
Quindicinale
edito a cura di un gruppo di mutilati ed invalidi
di guerra, era stampato su carta povera con disegni
non firmati. Gerente: Angelo Melegari. Era stampato
a Parma, presso lo Stabilimento Grafico Commerciale
BIANCO, ROSSO E VERDE 1915
Rivista
quindicinale illustrata diretta da Giannino Antona
Traversi, noto autore teatrale. Vi collaborarono
Marcello Dudovich e Aroldo Bonzagni, che
disegnavano splendide copertine a colori.
All'interno pubblicava una ricca documentazione
fotografica della vita al fronte o in città.
Era stampata a Milano presso Virtuani & C.
L'ECO DELLA TRINCEA 1918
Giornale
settimanale del XIV Corpo d'Armata, veniva
consegnato gratuitamente ai suoi combattenti. Ne
uscirono 22 numeri dal 1 maggio 1918 al 25
settembre. Era stampato a Vestone, presso la
tipografia Scalmana.
CORRIERE DEI PICCOLI 1905
Il
Corriere dei Piccoli è stata la prima
rivista settimanale di fumetti dell'editoria
italiana; pubblicata dal 1908 al 1995. Il primo
numero uscì in edicola il 27 dicembre 1908
come supplemento del Corriere della Sera, al prezzo
di 10 centesimi. Il fondatore e primo direttore
responsabile fu il giornalista e scrittore Silvio
Spaventa Filippi, che ne rimase direttore fino al
1931. Di quel primo numero furono tirate ben 80.000
copie, che andranno crescendo negli anni fino a
raggiungere, nei momenti più felici, quota
700.000. Il settimanale si presentò da
subito come unico nel suo genere, con figure,
storie e notizie alternate a testi di grandi firme
della letteratura, quali Ada Negri, Dino Buzzati,
Gianni Rodari, Mino Milani. Riportava anche
riduzioni dai classici, giochi, apparati didattici
e rubriche di posta. Ma fu la straordinaria
presenza di illustratori di talento a determinare
il vero primato di eccellenza e originalità
della testata. Ricordiamo Antonio Rubino, creatore
dei famosi Pierino e Quadratino; Attilio Mussino,
con il suo Bilbolbul; Umberto Brunelleschi; Sergio
Tofano, con il celeberrimo personaggio di
Bonaventura; Bruno Angoletta con il suo Marmittone;
Carlo Bisi con Sor Pampurio. Vi hanno inoltre
collaborato negli anni le più note firme del
disegno italiano: Giovanni Manca, Gino Baldo,
Giovanni Mosca, Dino Battaglia, Sergio Toppi, Bruno
Bozzetto, Iris De Paoli, Aldo Di Gennaro, Gino
Gavioli, Hugo Pratt, Mario Uggeri, Benito
Jacovitti, Guido Crepax, Franco Bonvicini (Bonvi),
Alberto Breccia, Milo Manara, Francesco Tullio
Altan, Grazia Nidasio, Federico Maggioni.
LUSTIGE BLATTER 1885
Settimanale
politico e umoristico di Berlino, mise presto da
parte la satira politica, rappresentata soprattutto
dalle tavole di Franz Juttner, e si dedicò
alla caricatura mondana, con i disegni del ceko
Walter Trier, dell'istriano Gino von Finetti e di
altri disegnatori tra i quali Leonard, Heileman,
Usambach, Dugo, Sehr, Michaelis... Nel 1914 si
trasformò in un giornale di guerra destinato
ai combattenti dal titolo "Lustige Blatter - Kriegs
Nummer", con una nuova numerazione, nel quale Trier
e compagni si divertivano a deridere i cosacchi
pidocchiosi, i francesi debosciati, gli inglesi
allampanati e gli italiani ciociari col cappello
piumato e il mandolino al posto del fucile.
LE PETIT JOURNAL 1863
Fondato
a Parigi dal magnate della stampa
Moïse-Polydore Millaud, fu il primo quotidiano
ad avere una tiratura enorme (un milione di copie)
e ad avere un successo duraturo. Nato come giornale
letterario (vi collaborarono i grandi romanzieri
del tempo) evitò la politica di parte e
offrì un mix di storie interessanti sotto il
profilo umano, romanzi d'appendice e editoriali
garruli. L'editore predispose la sua produzione e
distribuzione in modo tale che fosse disponibile
fin dal mattino in tutte le regioni della Francia.
Intorno ai primi del '900 il giornale
cominciò a perdere lettori anche
perché abbandonò la politica moderata
e prese parte alle polemiche del tempo (si
schierò contro Dreyfus e contro Clemenceau).
L'ASINO 1892
Rivista
di satira politica, nacque a Roma nel 1892, ideata
da Guido Podrecca e Gabriele Galantara, che
assunsero rispettivamente gli pseudonimi di
"Goliardo" e "Ratalanga", e con questi soprannomi
firmarono le uscite del settimanale. Pubblicato
dall'editore socialista Luigi Mongini, recava nella
testata una frase di Domenico Guerrazzi: "Come il
popolo è l'asino: utile, paziente e
bastonato". Caratterizzato da un acceso
anticlericalismo e da una forte critica sociale,
dominò il giornalismo satirico con
coraggiose battaglie contro la corruzione e il
malcostume parlamentare, contro gli scandali come
quello della Banca Romana e la brutalità
della polizia. Il giornale arrivò a
conquistarsi un grosso numero di lettori e una
tiratura molto elevata e i due redattori furono a
varie riprese denunciati, condannati e arrestati. I
disegni, veri e propri capolavori, erano
soprattutto opera di Galantara (che si firmava
Ratalanga), ma vi collaborarono anche Filiberto
Scarpelli, Ezio Castellucci, Bruno Angoletta. Dopo
la Prima Guerra Mondiale il giornale perse di
mordente. Le pubblicazioni furono interrotte dal
1918. Nel 1921 L'Asino ritornò alle stampe
sotto la redazione del solo Galantara (nel
frattempo Podrecca era diventato fascista) e
aderì alla corrente massimalista del Partito
Socialista schierandosi con la stampa di
opposizione. L' Asino antifascista sarà
costretto a sospendere le pubblicazioni nella
primavera del 1925, dopo una lunga serie di
minacce, persecuzioni e di interventi delle
squadracce fasciste in redazione.
IL MULO 1907
Nel
1907, per contrastare il successo de L'Asino,
nacque il giornale satirico Il Mulo "periodico
settimanale anticanagliesco", clericale e
antisocialista. Ideato e diretto da Cesare
Algranati (un israelita convertito che si celava
sotto lo pseudonimo Rocca d'Adria), ebbe come
collaboratori il disegnatore Stern (Giulio Moroni
Celsi) e Luccio (Carlo Bolognesi). Imitò il
giornale antagonista nella testata, nella
impaginazione e nelle rubriche. Le caricature
più feroci riguardarono i "capi socialisti
presentati come borghesi della peggior specie,
ingannatori della povera gente", e soprattutto la
massoneria, incarnata graficamente "nei panni di
una megera vestita di rosso", "quale ispiratrice di
ogni disegno perverso e scristianizzatore". Dopo
un'iniziale simpatia per il fascismo, divenne
ostile al Regime a seguito degli assassinii di
Matteotti e Don Minzoni e fu soppresso nel 1925.
PAESE INVASO.
Supplemento
a Il Secolo Illustrato. (Milano, Soc. Ed. italiana)
Quindicinale diretto da T. Morgagni, era la
continuazione di Lo sport illustrato e la guerra.
Disegni di Baldo.
TERRE NOSTRE. OMAGGIO ALLE NOSTRE VITTORIOSE
MILIZIE
Numero
unico, Firenze, 1915. Ger. Res. Ezio Corsi.
Tipolito Spinelli. Numero pubblicato a beneficio
dei Comitati di preparazione civile e per le
famiglie dei richiamati. Copertina di Filiberto
Scarpelli.
L'ALTRA CAMPANA
Bimensile
pubblicato a partire dal Luglio 1917. Ger. Resp.
Oreste Bortolotti, Cromolitografia Bolognese.
Giornale satirico di impronta clericale condivideva
con Il Mulo gerente e tipografia.
PASQUA 1919.
Supplemento
al Notiziario della III Armata. Milano.
LO ZERO.
Settimanale
umoristico illustrato. Dall'8 novembre 1914. Ger. A
Mazzoni, tip. Sala e Ceppetelli, Milano.
GIORNALI DI PROPAGANDA AUSTRIACA
Questi
"giornali", sono in realtà foglietti in
formato ridotto lanciati periodicamente con piccoli
razzi inoffensivi (Friedengranaten) sulle nostre
trincee. Senza dati editoriali, ma con titoli che
richiamano i giornali italiani, rivelano una
studiata intenzione distruttiva alternando inviti
alla pace a terrificanti notizie, tutte "da fonti
autorevoli", di continue vittorie austro-ungariche,
e tradimenti fra gli alleati
dell'Intesa.
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