LE SCHEDE
DEI
GIORNALI DI TRINCEA
di Cinzia Bibolot
ti
e Franco A. Calotti

DIE MUSKETE 1905

Settimanale umoristico illustrato, molto elegante nella veste grafica, ebbe larghissima diffusione al fronte. Con redazione a Vienna, si occupò prevalentemente di temi politici e sociali, distinguendosi in questo dalla maggior parte dei giornali presenti nelle trincee italiane, che si occupavano preferibilmente della vita dei soldati. I maggiori illustratori dell'epoca si alternarono nella stesura della rivista, da Carl Josef, Rudolf Hermann, Hans Strohofer a Karl Alexander Wilke e Franz Wacik. Uscì fino al 1941. Die Muskete era anche editore di cartoline con una forte caratterizzazione politica, sicuramente rivolte più al cittadino che al soldato,


SIMPLICISSIMUS 1896

Fondato dall'editore Albert Langen con lo scopo di denunciare i mali politici e sociali della Germania, fu sempre una bandiera di libertà democratica e un vero e proprio capolavoro di satira politica, come lo definirono Tolstoi e Ibsen. Vi collaborarono il poeta Ludwig Thoma, gli scrittori Thomas Mann, Frank Wedekind, e i disegnatori al vetriolo Thomas Theodor Heine (fu lui l'autore del famoso mastino rosso che simboleggiava la rivista), Bruno Paul, Wilhelm Schultz, Ferdinand von Reznicek, Olaf Gulbransson, Karl Arnold, Kathe Kollwitz, George Grosz, che subirono processi e reclusione oppure furono costretti all'esilio. Fu l'unico periodico che osò criticare i pilastri sui quali poggiava la società guglielmina: esercito, burocrazia, clero e a ridicolizzare lo stesso Guglielmo II per le sue manie oratorie e pittoriche. Interruppe le pubblicazioni nel 1944 per riprenderle dal 1954 fino al 1967.


LA BAJONNETTE 1915

Il primo giornale satirico di guerra francese fu A la bjonnette, che mutò poi la sua testata dapprima in A coups de bajonnette e poi semplicemente in La Bajonnette. Gli artisti, impegnati prevalentemente sui temi della Grande Guerra (che peraltro presentavano tra le pagine anche situazioni di vita quotidiana), erano tra le firme più celebri dell'epoca: Paul Iribe, Henri Gerbault, Albert Guillaume, Charles Léandre, Sem (Georges Goursat), Pierre Cami, Adolphe Willette, Francisque Poulbot, Gus Bofa (Gustave Blanchot), Hermann Paul, Louis Raemaekers, assieme agli italiani Leonetto Cappiello, Cesare Giris, Enzo Manfredini, Giulio Toffoli. Notevoli i numerosi paginoni centrali a colori.


LE RIRE 1894

Fu una rivista umoristica di grande popolarità fondata a Parigi da Felix Juven nel 1894, in piena belle époque, ed uscita fino agli anni '50. Apparve in un momento in cui la borghesia parigina, ormai benestante, era più incline ad interessarsi alle arti e ai piaceri della vita e questo tipo di pubblicazione soddisfaceva ogni sua curiosità. Si occupò dell'affare Dreyfus (lo scandalo esplose proprio nel 1894) cercando di sfruttare i sentimenti anti-repubblicani. Le illustrazioni erano cromolitografie a piena pagina disegnate dai migliori artisti: Téophile Steinlen, Henri de Toulouse-Lautrec, René Georges Hermann-Paul, Charles Léandre, Manuel Luque, Juan Gris (José Victoriano Gonzalez), Georges Meunier, Jean-Louis Forain, Adolphe Willette, Leonetto Cappiello, Caran D'Ache (Emmanuel Poiré), Albert Guillaume, Joaquin Xaudarò, Jules Grandjouan, Lucien Metivet, Jules-Alexandre Grun, Francisque Poulbot. Durante la Prima Guerra Mondiale si trasformò in un giornale di propaganda ed uscì con il titolo "Le Rire rouge".


L'ASTICO 1918

Giornale della IX Divisione e della I Armata, era "tutto scritto, tutto composto, tutto stampato da soldati (...) in faccia al nemico", come vantava. Era particolarmente gradito ai soldati, che frequentavano volentieri la redazione che si trovava nel vicentino, a Piovene, alla base della Val d'Astico e conteneva anche una rubrica dei lavori "artistici" fatti in trincea. Fra i collaboratori Piero Jahier, artefice del giornale, che si firmava Barba Piero (Zio Piero in genovese), Giuseppe Lombardo Radice che si firmava con lo pseudonimo di Il filosofo Grigio-ferro, Emilio Cecchi, il Cap. Battistella e Francesco Ciarlantini, promosso ufficiale per meriti di guerra pur avendola iniziata come soldato semplice. Uscirono 39 numeri dal 14 febbraio al 10 novembre 1918; dal n. 37 il sottotitolo diventò: "Giornale delle trincee della I Armata".


LA TRADOTTA 1918

Fu il più noto, il più diffuso e il più letto giornale di trincea, al fronte e nel Paese. Ideato dal colonnello Ercole Smaniotto, edito dalla III Armata, era stampato a Mogliano Veneto e tirato in 52.000 copie. Si avvalse della collaborazione di grossi nomi: Renato Simoni, Arnaldo Fraccaroli, Enrico Sacchetti, Antonio Rubino, Umberto Brunelleschi, Giuseppe Mazzoni, Gino Calza Bini, Riccardo Gigante, che con penna e pennello diedero vita ad articoli, strisce e personaggi insuperati. Tra i personaggi indimenticabili, il soldato Baldoria (creato da Fraccaroli), il caporale C. Piglio (creato da Rubino), l'imboscato Apollo Mari, il fante Mattia Muscolo, il nemico Max Pataten, tedescaccio ubriaco giorno e notte, il dott. Bertoldo Ciucca, inventore, nella sua inutile eterna lotta contro gli imboscati. Le leggiadre figure femminili, grazie ad Umberto Brunelleschi, ebbero uno spazio sconosciuto negli altri giornali. Del giornale uscirono 25 numeri dal 21 marzo 1918 al 1° luglio 1919 e tre supplementi al numero 18.


IL RAZZO 1918

Giornale della VII Armata, dai contenuti semplici, in bianco e nero, iniziò ad uscire ad aprile 1918. Articoli, poesie e sciarade erano permeati da un garbato patriottismo. Una rubrica particolare fu dedicata ai decorati dell'Armata. La prima pagina riportava a volte tavole dedicate alla giornata del soldato delle diverse Armi, agli attrezzi, alle armi dei soldati, o ai Governanti nemici. Fra i redattori ricordiamo il Cap. Agno Berlese, inventore della rubrica Le Memorie di Eusebio Taspetta, Giuseppe Fanciulli, Ulderico Tegani, Guido Stacchini, Pasquale De Luca. Curata anche la pubblicità in chiave umoristica: Novecentol lava la fronte, Resisteol fortifica l'organismo, Obiceol distrugge l'austrococco, Barberal uccide il microbo della malinconia... Queste "pubblicità" pur non firmate erano disegnate da Luciano Ramo ed alcune divennero cartoline in franchigia della serie Y.M.C.A.. Come illustratori collaborarono oltre a Luciano Ramo, Mario Lucini, Muggiani, Ferruccio Ganassi, Tommaso Cascella. Stampato a Brescia, presso i F.lli Geroldi. Uscirono 31 numeri dall'11 aprile 1918 al 3 novembre 1918, più un numero speciale per celebrare la Vittoria, di formato ridotto ma molto ricco di immagini anche a colori.


SIGNOR SI' 1918

Giornale dell'Armata degli Altipiani uscì nel giugno 1918. Stampato in ottavo, con veste tipografica ricca e pagine numerose, era diretto da Carlo Ridelli. . Pubblicò soprattutto novelle, racconti, articoli e poesie. Si avvalse saltuariamente della collaborazione dello storico Pietro Silva, degli ottimi disegnatori Vamba (L. Bertelli), Gabriele Galantara, Piero Mazzuccato, Enzo Morelli, Nullo Musini, Aroldo Bonzagni, Aldo Bruno e Salvadori, che illustrava le pagine centrali. Caratteristica del giornale fu la pubblicazione di testi in lingua inglese, francese e cecoslovacca in considerazione del fatto che l'Armata era composta da militari interalleati. Era stampato a Vicenza, dapprima presso le arti grafiche G. Rossi, Ger. Resp. E. Del Corno, poi a Milano, presso la Società Ed. Milanese, Ger. Resp. L. Velato. Uscirono 11 numeri, anche se l'ultimo, quello celebrante la Vittoria, recava la numerazione 11/12, dal 27 giugno 1918 al 20 novembre 1918.


SAN MARCO 1918

Periodico trimestrale dell'VIII Corpo d'Armata, curato nella fattura e impreziosito dalle tavole del pittore Filiberto Mateldi. Gerente Antonio Bonfanti, fu un periodico dalle ambizioni letterarie (con testi di D'Annunzio e Guido da Verona), forse intellettualmente inadatto alla massa dei lettori cui era diretto. Nel primo numero, stampato il 24 maggio 1918 si legge fra l'altro: "abbiamo dato al nostro giornale il nome benaugurale di San Marco non per obbedire a un vezzo retorico o letterario... San Marco significa la libertà di nazione marinara quale l'Italia è. San Marco significa Venezia, e con Venezia, ahimè, l'Adriatico. Ma significa anche le mete prossime nostre: Udine e Cividale e Feltre e Belluno, ma anche Rovereto e Trento, Gorizia e il Carso, Trieste e Pola, Zara e Valona". Stampato dalla Casa Editrice Alfieri & Lacroix di Milano, ne uscirono otto numeri dal 24 maggio 1918 al numero 8, datato 'Secondo numero di agosto'.


SAVOIA 1918

Fece la sua comparsa il 27 giugno 1918; ne furono pubblicati 9 numeri dal XXVIII Corpo d'Armata; il nono numero portava la numerazione 9-10, mentre il numero 7 era uscito duplice con la stessa data del 20 settembre 1918, ma con sostanziali differenze di pagine. Aveva il formato di un quotidiano a quattro pagine, in bianco e nero con qualche disegno in seppia. La sua testata si fregiava delle parole di Emanuele Filiberto di Savoia: "Sul Piave si vince o si muore". Era un giornale serio con molti articoli riferiti alla guerra, avvenimenti, commemorazioni, episodi eroici. Nella parte umoristica non fu mai volgare o salace. Qualche volta stigmatizzò i capovolgimenti che alcuni ideali borghesi subirono a causa della guerra. Era stampato a Venezia, Off. Graf. C. Ferrari.


LA GHIRBA 1918

Giornale delle Armate di Riserva (V e IX) può essere inserito nella rosa dei migliori giornali di trincea. Fantasioso, qualche volta grassoccio, aderente al suo programma "la guerra è amara, addolciamola con l'allegria" era un concentrato di risate e di buonumore. Una pagina era scritta dai militari, dove, secondo l'invito-programma del primo numero, allegria e buonumore, prelevati direttamente dalla bisaccia del soldato, dovevano rifornire il giornale per rendere la guerra meno amara. La Ghirba (ovvero la pelle, la vita) era diretto "con la penna e col pennello" dal futurista Ardengo Soffici,che ne era stato anche l'ideatore, avvalendosi della collaborazione di illustratori del calibro di Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Guillermaz, Giglioli, Attilio Mussino, De Mas e per il disegno di prima pagina del sergente Canevari o del caporale Aldo Zamboni. Fu stampato con frequenza settimanale prima a Castiglione delle Stiviere (Mn), tip. Bignotti & Figli, dal maggio 1918 a Bergamo dall'Istituto Italiano Arti Grafiche; dal 30 giugno a Ostiglia-Verona dalla Soc. A.Mondadori. Uscirono 29 numeri dal 7 aprile 1918 al 31 dicembre 1918.


IL MONTELLO 1918

Giornale quindicinale dei soldati del Medio Piave (VIII Armata), fu diretto da E. Beltrami. Ai militari veniva distribuito gratuitamente, altrimenti costava una lira a numero. Il primo numero uscì il 20 settembre 1918 con un disegno di Sironi in prima pagina. Si distaccò, grazie ad una grafica elegante, dagli altri giornali e risentì nell'impostazione, nei disegni e in alcuni scritti, dell'esperienza futurista. Vi collaborò anche lo scrittore Massimo Bontempelli e il futurista Francesco Cangiullo. Allegro, scanzonato, non mancò di sciarade e concorsi a premi in denaro. Ebbe anche intere pagine di pubblicità commerciale. Uscirono quattro numeri; l'ultimo a novembre 1918 con l'indicazione Numero Straordinario; era stampato a Milano dallo Studio Ed. Lombardo, Ger. Resp. E. Borioli.


LA TRINCEA 1918

Settimanale dei soldati del Grappa (IV Armata), creato ed animato dal capitano di artiglieria Eugenio Gandolfi, giornalista, comparve il 16 gennaio 1918, in vesti dimesse, e smise la pubblicazione il 16 gennaio 1919 dopo 35 numeri. All'inizio era prodotto quasi esclusivamente con i contributi dei "lettori artisti" ossia dei soldati ed arricchito dall'intervento dei grafici Carlin (Carlo Bergoglio) e Cavarzan (Andrea Prosdocimi). Lungo la strada diventò a colori - il primo numero a colori è quello del 23 giugno 1918 - e ricchissimo di disegni e rubriche, cambiando ben cinque volte la grafica della testata. I soldati parteciparono sempre attivamente alla compilazione del settimanale, che ebbe fra i collaboratori scrittori di fama come Grazia Deledda, Salvator Gotta, Mario Mariani, Guido da Verona, Ferdinando Paolieri, Durante, Salvatore Barzilai e grandi firma della grafica quali Aroldo Bonzagni, Mario Bazzi, Luigi Daniele Crespi e Duilio Cambellotti, Renzo Ventura (Lorenzo Contratti),Adolfo e Carolis, Cavarzan, Camerini, Guasta. Inizialmente stampato a Vicenza, presso le Arti Grafiche Vicentine G. Rossi, Ger. Resp. G. Ercole, dal numero 19 si spostò a Milano, Stab. Graf. Matarelli, Ger. Resp. A. Prestinari.


LA VOIUSSA 1918

Edito presso la Regia Officina Tipografica, fu diretto da Gino Perez. Il primo numero uscì il 31 marzo 1918. Fu uno dei giornali editi per le truppe italiane in Albania. Non ebbe collaboratori di rilievo, né una veste tipografica brillante. Stampato in bianco e nero con il formato di un quotidiano di quattro pagine, usciva la domenica, alternando notizie, avvenimenti, poesie e racconti di soldati, freddure e barzellette talvolta grossolane. Uscirono 28 numeri dal 31 marzo 1918 al 1° febbraio 1919; l'ultimo numero porta l'indicazione in alto a sinistra: Secolo II - Anno ultimo N. (a piacere).


SEMPRE AVANTI 1918

Fu l'organo del II Corpo d'Armata in Francia e inizialmente doveva essere un quotidiano. Ben fatto, un occhio rivolto agli alleati, didascalie trilingue sulla prima e l'ultima pagina, era ricco di disegni, caricature, fotografie e conteneva articoli davvero interessanti. Al giornale collaborarono Ungaretti e Erich K. Suckert (Malaparte) e per la parte grafica Golia (Eugenio Colmo), Faino, Leonetto Cappiello, Enzo Manfredini. Uscì fino al 1919, era edito a Parigi presso Imp. Artistique Lux, Ger. Resp. A. Dereinz.


LA GIBERNA 1918

Era un settimanale di otto pagine, di umile formato e carta povera, con la testata in due colori, nero o rosso. Era espressione dell'Ufficio Propaganda interna e si rivolgeva all'Esercito in generale. Direzione ed Amministrazione erano a Roma. Il primo numero fu pubblicato il 3 marzo 1918, l'ultimo numero il 5 gennaio 1919. Nonostante le vesti dimesse, ebbe particolare fortuna nella rubrica dei lettori, tanto che dal 16 giugno uscì La Giberna dei lettori, composta esclusivamente da scritti e disegni inviati dai militari. Una particolare rubrica, Passa l'aeroplano, era rivolta a controbattere la propaganda austriaca e tedesca, soprattutto quella fatta con i volantini al fronte. Vi collaborarono i disegnatori G. Rosso (Gustavino), Filiberto Scarpelli, Golia (eugenio Colmo), Nasica (Augusto Majani), Barbieri, Montanari. Il giornale dedicò anche uno spazio ai poeti vernacoli, dove comparvero, fra le altre, poesie di Salvatore Di Giacomo.Era stampato a Milano dalla Soc. Ed. Milanese, Ger. Resp. D. De Amici.


IL GHIBLI 1918

Settimanale di otto pagine a colori pubblicato a Tripoli, in Libia dai reparti italiani, presso la Tipolit. Del Governo, con disegni a firma di Aly, Cocchi e Kerry. Iniziò le pubblicazioni il 1° settembre 1918, e terminò, dopo 26 numeri, il 30 giugno 1919. Si distingueva per alcune didascalie umoristiche sempre presenti: "Non si fanno abbonamenti neanche per ischerzo - Si pubblica quando ai soldati fa comodo - Inserzioni: non se ne accettano: Per i testardi due lire al rigo - Costa, per i soldati, nemmeno un centesimo, per gli ufficiali e borghesi, minimo due soldi". La testata, che all'inizio mostrava il disegno di un coloniale soffiante il titolo del giornale, sarà cambiata per necessità, come riportava il numero del 7 dicembre 1918: "Per mancanza di inchiostri litografici, che si attendono quanto prima dall'Italia, è costretto ad uscire in questo numero, senza illustrazioni, ed in formato ridotto".


IL GIORNALE DEL SOLDATO 1899

Fondato nel 1899 dall'allora Cap. Giuseppe Lo Monaco-Aprile con l'intento di "contrapporre scritto a scritto", ovvero di controbattere la campagna di disgregazione avviata dalla stampa, specialmente di sinistra, contro l'Esercito. Stampato a Milano nello Stab. Tip. Concordia, durante la 1a Guerra Mondiale fu diretto da Enrico Barni e conservò alcune rubriche, come quella delle novelle e dei "bagliori storici" risorgimentali, introducendone altre, su indicazione dell'Ufficio Stampa e Propaganda, nelle quali fu dato ampio spazio alla collaborazione dei soldati. Ebbe come collaboratori i disegnatori Scarpelli, Bisi, Sacchetti, Yambo (Enrico Novelli), Rubino e Guasta, Dopo la fine della Guerra cambiò la testata in "Il Giornale di tutti" e poi in "Il Giornale di terra, del mare, del cielo" ed uscì fino al 1939.


DALLA TRINCEA 1918

Giornale del combattente della 58a Divisione. Si conoscono solamente tre numeri: il primo, datato aprile 1918, porta l'indicazione "numero quasi unico più che raro" il secondo, del giugno 1918, "causa l'azione il presente numero non ebbe vasta pubblicazione" il terzo numero è dell'agosto 1918. Gli articoli firmati portano i nomi di Giacinto Cottini, sergente Gino Andreotti, qualche altro si firma con lo pseudonimo "Uno di Pisa", del resto la Divisione dovrebbe comprendere anche la Brigata Lucca. I disegni sono firmati da Brivido (Alberto Manetti). Stampato a Milano dalla Litografia S. Tavelli & C.


LA VOCE DEL PIAVE 1918

Settimanale dell'XI Corpo d'Armata, edito dalla Zona di Guerra, tipografia de La Voce del Piave, Dir. A. Bauzano. Era venduto a 5 centesimi e usciva la domenica "quando non si combatte". Ne uscirono 29 numeri, dal 1° numero pasquale del 1918 al numero 29 del 20 ottobre 1918; il giornale continuò la pubblicazione con il numero unico La Voce del Tagliamento datato 3 novembre, ma uscito in data successiva (porta infatti anche l'indicazione: Gorizia, Natale 1918). La testata de La Voce del Piave, che poteva essere indifferentemente in nero oppure in rosso, non è firmata; mentre la testata de La Voce del Tagliamento è firmata da Burattini. Gli scritti generalmente non sono firmati; le illustrazioni sono disegnate da Giove Toppi, G. Vitelli, Gischiat (G. Schiatti), G. Vitelli, Alden. Fra le rubriche da citare l'Epistolario di Pippo Buffa, il soldato che scrive alla sua amata.IL TREDICI 1918

Giornale settimanale del XIII Corpo d'Armata. Uscirono 15 numeri dal 12 maggio 1918 al 15 ottobre del 1918, più un numero straordinario del giugno 1918. Epigono litografato dei giornalini locali dattiloscritti, costituisce il naturale seguito de Il Fifaus, foglio ciclostilato del XIII Corpo d'Armata. Articoli e rubriche, all'insegna del disprezzo per la politica, generalmente non sono firmati, tranne qualche rara indicazione di militari come il Magg. M. Vandagna, Serg. Oliveri, soldati Speranza, Sanvito. Nelle illustrazioni si riconoscono le firme di M. Gelodi, Tony, C.P. A.Nan.


LA MARMITTA

Giornale del 137° Reggimento Fanteria, Brigata Barletta, Zona di guerra, Tipografia del Trulla, Gerente resp. Fifilino. Il giornale era nato come ciclostile scritto dai militari e proseguì con varia frequenza. Ne uscirono 30 numeri, dal 1° numero dell'11 febbraio 1918 all'ultimo del 6 ottobre 1918, dopodiché seguì il reggimento in Albania. Il primo numero si fregiava di un editoriale molto paternalistico "Ai miei cari soldati", firmato "Il vostro Colonnello", in cui si teorizzavano le funzioni del giornale come incoraggiamento alla spensieratezza. Si interessò soprattutto alla cronaca locale.


IL PICCOLISSIMO

Giornale tirato in 40.000 copie, destinato ai ragazzi del Lazio ai quali veniva distribuito gratuitamente, era edito dalla sezione propaganda del Comitato laziale dell'unione insegnanti italiani e dalla Biblioteca giuridica della R. Università di Roma per illustrare "le sacrosante ragioni della nostra guerra". Stampato presso l'Off. Poligr. Italiana di Roma, gerente resp. E. Fratoni. Alla fine del 1917 scompaiono sottotitolo e Biblioteca giuridica. Il giornale uscì fino al 1919 senza una regolare cadenza. Diretto dal Prof. Pietro Fedele dell'Università di Roma, ebbe fra i redattori Francesco Acerbi, Eloisa Battisti, Giovanni Cena, Giuseppe Zucca, Angiolo Silvio Novaro, Luigi Pietrobono e come disegnatore Duilio Cambellotti.


LA VITTORIA

Numero unico dell'VIII Armata, Milano, Bertieri Vanzetti, Luglio 1918. Articoli non firmati e molte illustrazioni firmate da Gustavino, Attilio Mussino e Aldo Mazza.


LA VITTORIA

Numero unico per il Prestito Nazionale, Genova, 5-25 febbraio 1917. Direttore: Gen. Luigi Cadorna. Disegni a firma di Tarquinio Sini e Girus (Giuseppe Russo).


IL FANTE

Giornale militare edito a cura del Comando Battaglione Brigata Catania. La veste tipografica è quella di un ciclostilato manoscritto con vignette umoristiche. Il primo numero risale al settembre 1917, il secondo numero, del 20 settembre 1917, è doppio.


LA BAIONETTA ... ET ULTRA

Giornale ciclostilato della Brigata Emilia. Il primo numero risale al 14 febbraio 1918, l'ultimo, il numero 20, al 20 settembre 1918. Alcune illustrazioni sono firmate da Cellini.


LE FIAMME

Numero unico per le truppe d'assalto, del 22 settembre 1918. Ostiglia (Verona), A. Mondadori. Molte foto, illustrazioni a colori e vignette non firmate. Contiene il Decalogo dell'Ardito.


IL FIFAUS San Pietro d'Isonzo, 14 giugno 1916.

Giornale 'semiserio' dattilografato per il XIII Corpo d'Armata.


FOGLI VOLANTI TRIESTINI Trieste, 1904.

Settimanale di orientamento filo-austriaco, se ne conoscono le uscite fino al 1917. Durante la Prima Guerra Mondiale era sottoposto alla censura delle autorità austriache, che ancora occupavano la regione triestina. Direttore Giuseppe Magazzin, disegnatori Luca Fornari e H. Fiegee.


ALLA BAIONETTA! Milano, 1915

Giornale militare, umoristico e illustrato, uscì settimanalmente dal 3 ottobre 1915 al 6 febbraio 1916. Vi collaborarono i disegnatori Adriana Bisi Fabbri (Adrì), Bazzi, Brenno, Crespi, Camerini e molti altri.


NUMERO Torino, 1914

Settimanale umoristico illustrato, a tratti mensile, uscì fino al 1922. Creato dal giornalista Nino Caimi assieme a Pitigrilli (Dino Segre) e al disegnatore Golia (Eugenio Colmo), che vi ebbe un ruolo predominante, era un periodico raffinato con indirizzo interventista ed antiaustriaco. La vivacità dei contenuti e l'alta qualità delle immagini erano assicurate da una schiera di collaboratori che rappresentavano le migliori "firme" dell'epoca. Oltre a Golia troviamo sin dall'inizio disegni di Filiberto Scarpelli, Aldo Mazza, Luigi Bompard, Sto (Sergio Tofano), Nasica (Augusto Majani), Giulio Boetto, Aroldo Bonzagni, Enrico Sacchetti, Giovanni Manca, Marcello Dudovich, Bruno Angoletta, Gustavino, (Gustavo Rosso), Mario Fiorini, Icilio Bianchi, Carlo Biscaretti, Cavarzan (Andrea Prosdocimi).


L'ON. 509 Livorno, 1916

Settimanale umoristico illustrato, fondato dal disegnatore Gino Gamerra, uscì dal 20 agosto 1916 al 1917. Con il titolo, che allude ai 508 deputati parlamentari, palesò da subito le intenzioni canzonatorie della classe politica del tempo. Vi collaborò il disegnatore Giove Toppi.


Il 420 Firenze, 1914

"Mortaio satirico italiano", settimanale fondato da Giuseppe Nerbini, uscì dal 13 dicembre 1914 al 7 maggio1944. Dapprima interventista antitedesco, poi filofascista. Collaborarono al primo 420 le migliori matite del tempo, quali Enrico Sacchetti, Yambo (Enrico Novelli), Mario Fiorini, Filiberto Scarpelli, Foggini, poi il giornale formò una schiera di disegnatori dal tratto più popolaresco: Gino Gamerra, Parenti, Buriko (Antonio Burattini), Gischiat (Gino Schiatti), Brivido (Alberto Manetti).


IL RESPIRATORE 1916

Uscì fino al 1918 senza una regolare periodicità ("Esce quando gli piace e quando c'è chi paga la carta"). Era destinato al 94° Reggimento e conteneva molte illustrazioni.


LAVORATORE, ASCOLTA! Parma, 1918

Quindicinale edito a cura di un gruppo di mutilati ed invalidi di guerra, era stampato su carta povera con disegni non firmati. Gerente: Angelo Melegari. Era stampato a Parma, presso lo Stabilimento Grafico Commerciale


BIANCO, ROSSO E VERDE 1915

Rivista quindicinale illustrata diretta da Giannino Antona Traversi, noto autore teatrale. Vi collaborarono Marcello Dudovich e Aroldo Bonzagni, che disegnavano splendide copertine a colori. All'interno pubblicava una ricca documentazione fotografica della vita al fronte o in città. Era stampata a Milano presso Virtuani & C.


L'ECO DELLA TRINCEA 1918

Giornale settimanale del XIV Corpo d'Armata, veniva consegnato gratuitamente ai suoi combattenti. Ne uscirono 22 numeri dal 1 maggio 1918 al 25 settembre. Era stampato a Vestone, presso la tipografia Scalmana.


CORRIERE DEI PICCOLI 1905

Il Corriere dei Piccoli è stata la prima rivista settimanale di fumetti dell'editoria italiana; pubblicata dal 1908 al 1995. Il primo numero uscì in edicola il 27 dicembre 1908 come supplemento del Corriere della Sera, al prezzo di 10 centesimi. Il fondatore e primo direttore responsabile fu il giornalista e scrittore Silvio Spaventa Filippi, che ne rimase direttore fino al 1931. Di quel primo numero furono tirate ben 80.000 copie, che andranno crescendo negli anni fino a raggiungere, nei momenti più felici, quota 700.000. Il settimanale si presentò da subito come unico nel suo genere, con figure, storie e notizie alternate a testi di grandi firme della letteratura, quali Ada Negri, Dino Buzzati, Gianni Rodari, Mino Milani. Riportava anche riduzioni dai classici, giochi, apparati didattici e rubriche di posta. Ma fu la straordinaria presenza di illustratori di talento a determinare il vero primato di eccellenza e originalità della testata. Ricordiamo Antonio Rubino, creatore dei famosi Pierino e Quadratino; Attilio Mussino, con il suo Bilbolbul; Umberto Brunelleschi; Sergio Tofano, con il celeberrimo personaggio di Bonaventura; Bruno Angoletta con il suo Marmittone; Carlo Bisi con Sor Pampurio. Vi hanno inoltre collaborato negli anni le più note firme del disegno italiano: Giovanni Manca, Gino Baldo, Giovanni Mosca, Dino Battaglia, Sergio Toppi, Bruno Bozzetto, Iris De Paoli, Aldo Di Gennaro, Gino Gavioli, Hugo Pratt, Mario Uggeri, Benito Jacovitti, Guido Crepax, Franco Bonvicini (Bonvi), Alberto Breccia, Milo Manara, Francesco Tullio Altan, Grazia Nidasio, Federico Maggioni.


LUSTIGE BLATTER 1885

Settimanale politico e umoristico di Berlino, mise presto da parte la satira politica, rappresentata soprattutto dalle tavole di Franz Juttner, e si dedicò alla caricatura mondana, con i disegni del ceko Walter Trier, dell'istriano Gino von Finetti e di altri disegnatori tra i quali Leonard, Heileman, Usambach, Dugo, Sehr, Michaelis... Nel 1914 si trasformò in un giornale di guerra destinato ai combattenti dal titolo "Lustige Blatter - Kriegs Nummer", con una nuova numerazione, nel quale Trier e compagni si divertivano a deridere i cosacchi pidocchiosi, i francesi debosciati, gli inglesi allampanati e gli italiani ciociari col cappello piumato e il mandolino al posto del fucile.


LE PETIT JOURNAL 1863

Fondato a Parigi dal magnate della stampa Moïse-Polydore Millaud, fu il primo quotidiano ad avere una tiratura enorme (un milione di copie) e ad avere un successo duraturo. Nato come giornale letterario (vi collaborarono i grandi romanzieri del tempo) evitò la politica di parte e offrì un mix di storie interessanti sotto il profilo umano, romanzi d'appendice e editoriali garruli. L'editore predispose la sua produzione e distribuzione in modo tale che fosse disponibile fin dal mattino in tutte le regioni della Francia. Intorno ai primi del '900 il giornale cominciò a perdere lettori anche perché abbandonò la politica moderata e prese parte alle polemiche del tempo (si schierò contro Dreyfus e contro Clemenceau).


L'ASINO 1892

Rivista di satira politica, nacque a Roma nel 1892, ideata da Guido Podrecca e Gabriele Galantara, che assunsero rispettivamente gli pseudonimi di "Goliardo" e "Ratalanga", e con questi soprannomi firmarono le uscite del settimanale. Pubblicato dall'editore socialista Luigi Mongini, recava nella testata una frase di Domenico Guerrazzi: "Come il popolo è l'asino: utile, paziente e bastonato". Caratterizzato da un acceso anticlericalismo e da una forte critica sociale, dominò il giornalismo satirico con coraggiose battaglie contro la corruzione e il malcostume parlamentare, contro gli scandali come quello della Banca Romana e la brutalità della polizia. Il giornale arrivò a conquistarsi un grosso numero di lettori e una tiratura molto elevata e i due redattori furono a varie riprese denunciati, condannati e arrestati. I disegni, veri e propri capolavori, erano soprattutto opera di Galantara (che si firmava Ratalanga), ma vi collaborarono anche Filiberto Scarpelli, Ezio Castellucci, Bruno Angoletta. Dopo la Prima Guerra Mondiale il giornale perse di mordente. Le pubblicazioni furono interrotte dal 1918. Nel 1921 L'Asino ritornò alle stampe sotto la redazione del solo Galantara (nel frattempo Podrecca era diventato fascista) e aderì alla corrente massimalista del Partito Socialista schierandosi con la stampa di opposizione. L' Asino antifascista sarà costretto a sospendere le pubblicazioni nella primavera del 1925, dopo una lunga serie di minacce, persecuzioni e di interventi delle squadracce fasciste in redazione.


IL MULO 1907

Nel 1907, per contrastare il successo de L'Asino, nacque il giornale satirico Il Mulo "periodico settimanale anticanagliesco", clericale e antisocialista. Ideato e diretto da Cesare Algranati (un israelita convertito che si celava sotto lo pseudonimo Rocca d'Adria), ebbe come collaboratori il disegnatore Stern (Giulio Moroni Celsi) e Luccio (Carlo Bolognesi). Imitò il giornale antagonista nella testata, nella impaginazione e nelle rubriche. Le caricature più feroci riguardarono i "capi socialisti presentati come borghesi della peggior specie, ingannatori della povera gente", e soprattutto la massoneria, incarnata graficamente "nei panni di una megera vestita di rosso", "quale ispiratrice di ogni disegno perverso e scristianizzatore". Dopo un'iniziale simpatia per il fascismo, divenne ostile al Regime a seguito degli assassinii di Matteotti e Don Minzoni e fu soppresso nel 1925.


PAESE INVASO.

Supplemento a Il Secolo Illustrato. (Milano, Soc. Ed. italiana) Quindicinale diretto da T. Morgagni, era la continuazione di Lo sport illustrato e la guerra. Disegni di Baldo.


TERRE NOSTRE. OMAGGIO ALLE NOSTRE VITTORIOSE MILIZIE

Numero unico, Firenze, 1915. Ger. Res. Ezio Corsi. Tipolito Spinelli. Numero pubblicato a beneficio dei Comitati di preparazione civile e per le famiglie dei richiamati. Copertina di Filiberto Scarpelli.


L'ALTRA CAMPANA

Bimensile pubblicato a partire dal Luglio 1917. Ger. Resp. Oreste Bortolotti, Cromolitografia Bolognese. Giornale satirico di impronta clericale condivideva con Il Mulo gerente e tipografia.


PASQUA 1919.

Supplemento al Notiziario della III Armata. Milano.


LO ZERO.

Settimanale umoristico illustrato. Dall'8 novembre 1914. Ger. A Mazzoni, tip. Sala e Ceppetelli, Milano.


GIORNALI DI PROPAGANDA AUSTRIACA

Questi "giornali", sono in realtà foglietti in formato ridotto lanciati periodicamente con piccoli razzi inoffensivi (Friedengranaten) sulle nostre trincee. Senza dati editoriali, ma con titoli che richiamano i giornali italiani, rivelano una studiata intenzione distruttiva alternando inviti alla pace a terrificanti notizie, tutte "da fonti autorevoli", di continue vittorie austro-ungariche, e tradimenti fra gli alleati dell'Intesa.